Chi sono i Mennoniti

Chi sono i Mennonti

CHI   SONO

I   MENNONITI ?

da  dove  provengono ?

 

J.       C.   WENGER

Titolo originale dell’opera

HOW  MENNONITE  CAME  TO  BE         by  J.C.Wenger

 

Copyright   1977

By  Mennonite Board of Missions,

Elkart, Indiana,  46514   U.S.A

Traduzione dall’edizione Francese

di Salvatore  Di Girolamo

con il permesso di Mennonite Board of Missions

Proprietà letteraria Riservata

Prima edizione Italiana  1999

Stampa a cura della: Chiesa Evangelica Mennonita Italiana Presso:                              Centro Agape Via  Rinaldo  d’Aquino, 9, 90135  Palermo

  

CONTENUTO

Introduzione                                      pag.  5

Scopo della Traduzione                    pag.  6

Capitolo I                                

Radicati in una fede Biblica              pag.  7

Capitolo II

La Riforma                              pag.  21

Capitolo III

La Chiesa Libera, l’Anabattismo      pag.  35

Capitolo IV

Menno Simons e l’Anabattismo olandese

                                                 Pag.  61

Capitolo V 

Emigranti dall’Europa Centrale                  pag.  69

Capitolo VI

I Mennoniti nel Mondo                    pag.  77

Capitolo VII                                      

Guardando al futuro                         pag.  89

Conclusione                                      pag.  93

 

 

Introduzione

Lo scopo di questa esposizione è di fare conoscere la storia del movimento anabattista-mennonita dal ribollimento delle diverse riforme del 16° secolo.

Questa rivoluzione religiosa ha conosciuto, come tutte le rivoluzioni, diverse tendenze, dalle più moderate alle più estremiste.

Fra tutti coloro che a quell’epoca hanno preconizzato il battesimo degli adulti e che sono stati qualificati “Anabattisti”, alcuni hanno pensato che la violenza potesse essere messa al servizio di una rivoluzione che avrebbe scosso le strutture non soltanto religiose ma anche sociali di quel tempo, altri pensavano che stava per arrivare il momento della fondazione del Regno Messianico di cui parla la Bibbia, altri infine miravano a restituire, in un mondo in cui non esisteva più la chiesa tale quale la Scrittura ce la presenta nel Nuovo Testamento.

Si è talvolta chiamato questo ultimo tentativo: riforma radicale, cioè quella che va a cercare le proprie motivazioni alla radice del Cristianesimo.

E per questo motivo, ci è parso utile, prima di iniziare la storia del movimento Anabattista-Mennonita, propriamente detto, di abbozzare rapidamente quella della Chiesa Cristiana fin dalla fondazione.

                    Pierre Sommer

 

Scopo della traduzione di questo libretto

La traduzione del presente testo Chi sono i Mennoniti?  Da dove provengono?  segue la traduzione di due altri libretti e cioè Cosa credono i Mennoniti? e Ci sono alcuni che vi turbano.

I tre libretti formano, pertanto, un trittico in cui i singoli testi si completano e si chiariscono a vicenda.

Lo scopo essenziale di questa traduzione è quello di fare conoscere, in seno al mondo evangelico, la specificità e la peculiarità della tradizione anabattista-mennonita.

Al tempo stesso si vuole sottolineare l’identità di una chiesa che non si riconosce né nel mondo pentecostale e neppure in quello valdo-metodista. Infatti la chiesa mennonita si segnala per una posizione intermedia fra queste due visioni del composito mondo evangelico.

                                                          

                                                                     Nota del traduttore S. Di Girolamo

 

 

Capitolo Primo

RADICATI

IN  UNA  FEDE

BIBLICA

Origine ed evoluzione del Cristianesimo fino al 16 ° secolo.

I  Mennoniti, come tutti i veri Cristiani, riallacciano la loro fede a Cristo e alla Bibbia.

I Cristiani credono che Gesù Cristo è il figlio di Dio, mandato dal Padre  per vivere fra gli uomini. Credono che fu concepito per mezzo dello Spirito Santo e nacque dalla vergine Maria.

Crebbe nel villaggio di Nazaret in Galilea, nella casa di Giuseppe. A trent’anni circa fu battezzato dal profeta Giovanni Battista. Allora cominciò ad insegnare, a guarire i malati e fece ciò per tre anni. La sua vita e i suoi insegnamenti sono riportati nei quattro Vangeli del Nuovo Testamento: Matteo, Marco , Luca e Giovanni.

Verso l’anno 30 della nostra era, Gesù fu crocifisso nel giorno che chiamiamo  venerdì santo.

Per i discepoli di Gesù e per gli Apostoli fu un giorno buio e terribile.

Le loro speranze crollavano. Avevano già dimenticato che Gesù aveva loro annunziato in tante riprese la sua morte prossima.

Avevano anche dimenticato che egli aveva annunziato la sua resurrezione il terzo giorno. Gesù risuscitò il primo giorno della settimana che noi chiamiamo la domenica di Pasqua.

Apparve dapprima a Maria Maddalena e ad alcune donne che portavano questa buona notizia ai discepoli. Dal principio questi non vollero credere alla testimonianza delle donne. Più tardi finirono per riconoscere che era veramente risuscitato dai morti. Trovarono in effetti la tomba di Gesù vuota. Poi Gesù mostrò le sue mani e i suoi piedi. Invitò Tommaso a mettere la mano nel costato, là dove la lancia del soldato l’aveva trafitto.

Gesù ricordò loro anche la sua promessa ed essi si ricordarono delle sue parole. Così essi divennero completamente certi che era proprio il Cristo risuscitato che mangiava e beveva con loro.

Durante i quaranta giorni che seguirono la resurrezione, Gesù apparve così ai suoi Apostoli e agli altri discepoli.

Poi salì in cielo dove è seduto alla destra di Dio che gli ha dato l’autorità suprema.

Così Gesù il Crocifisso, divenne il Maestro e il Signore dei suoi discepoli, come egli è il nostro se noi lo seguiamo.

 

I discepoli ricevono potenza

La morte di Gesù scoraggiò e disperse i suoi discepoli, ma la sua resurrezione e l’effusione dello Spirito Santo, dieci giorni dopo la sua ascensione, li unì dando loro potenza.

Il giorno della Pentecoste, stavano insieme per la preghiera e l’adorazione allorché, improvvisamente, essi sentirono un rumore di vento e delle fiamme, come quelle di un fuoco, apparvero sulle loro teste. Furono immediatamente pieni di gioia e si misero a proclamare le lodi di Dio. Coloro che erano venuti a Gerusalemme da diversi Paesi del Mediterraneo per questa festa ebraica sentivano quelle lodi nelle loro rispettive lingue.

Questo battesimo dello Spirito Santo, che veniva a compiere la promessa di Gesù in Atti 1:5, segnò la fondazione della Chiesa cristiana.

Essendo presente lo Spirito Santo in essi, i discepoli furono resi capaci di comunicare agli altri la Buona Novella della salvezza che è offerta in Cristo crocifisso e risuscitato.

Quel giorno Pietro rese testimonianza ai Giudei che si trovavano in gran numero a Gerusalemme. Egli disse alla folla che Gesù di Nazaret, che essi avevano crocifisso, era proprio il Messia annunziato dai profeti dell’Antico Testamento.

In sintesi Pietro disse: “Voi avete messo Gesù a morte perché non sapevate che era il Messia di Dio. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e ora è alla sua destra. E vi dimorerà fino a che non ritorni. Tutti i profeti hanno reso testimonianza di Lui. Pentitevi e siate battezzati nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati. E voi riceverete il dono dello Spirito Santo.

Ciascuno era pronto a condividere ciò che possedeva con quelli che erano nel bisogno. I credenti formavano una nuova comunità, insegnavano la salvezza in Gesù Cristo, prendevano la Santa Cena e pregavano insieme (Atti 2:42).

 

La Chiesa si organizza

I primi Cristiani, d’origine giudaica, copiarono il sistema di organizzazione della sinagoga. Questo sistema si era sviluppato durante la cattività del popolo giudaico a Babilonia ( Diaspora ).

In effetti, durante questo periodo, i Giudei non potevano celebrare il culto nel tempio di Gerusalemme. E per questo alcuni gruppi di famiglie giudee, con un minimo di dieci, si ritrovavano ogni sabato per rendere il loro culto a Dio, per ascoltare la lettura della legge e dei profeti e ricevere l’istruzione.

Ciascuno di questi gruppi o “sinagoghe” era presieduto da tre capi l’uno dei quali, in qualche modo, era il “presidente” . Questi capi, chiamati anziani, erano scelti dal gruppo.

Allo stesso modo, ciascuna delle prime comunità di Cristiani d’origine giudaica, scelse degli anziani che avevano il dono dell’insegnamento e della predicazione. Erano anche chiamati sorveglianti (Vescovi). In effetti era loro responsabilità vegliare sulla vita spirituale e sulla crescita dei membri della chiesa.

Essi erano là per mettere in guardia contro i falsi insegnamenti.

Ma il ministero d’anziano non è il solo che conosca il Nuovo Testamento.

Il Cap. 4 dell’epistola agli Efesini dà un esempio della varietà dei ministeri della parola: apostoli, profeti, evangelisti, pastori, dottori, insegnanti. Altrove ancora si tratta dei ministeri più centrati sull'azione pratica come il diaconato  (Rom. 12).   Il modello di Efesini 4 è, sembra quello di una responsabilità e di una direzione collegiale della Chiesa.

A quell’epoca, non c’era organizzazione che raggruppasse le diverse assemblee. L’organizzazione d’allora era semplice e locale, e veniva fuori dai bisogni della comunità locale stessa.

 

La fede si diffonde

In meno di venti anni, lo Spirito di Dio, fece avanzare il Cristianesimo in nuove regioni.

Paolo e Barnaba furono mandati dalla chiesa di Antiochia (nella Siria di oggi) per annunziare la Buona Novella nel mondo non giudeo. Grazie alla benedizione di Dio, giunsero a stabilire una catena di chiese attraverso l’Impero Romano.

Paolo andò fino a Roma nel suo sforzo missionario, ma vi giunse sotto scorta, prigioniero per la sua fede (Atti 13:1-3).

Nel primo secolo, alcuni missionari insegnanti propagarono la fede egualmente verso l’est, probabilmente fino in India. Alcuni documenti della chiesa primitiva indicano che l’apostolo Tommaso stabilì numerose chiese in India prima di morire martire.

Prima dell’anno 180 della nostra era, il Cristianesimo aveva raggiunto i confini dell’Occidente.

Si era diffuso fin in Spagna e attraverso l’Africa del Nord.

Nel Concilio di Arles, nel 314, c’erano dei rappresentanti dei Paesi che noi oggi chiamiamo Germania e Francia e, al tempo stesso dell’Inghilterra.

Ma le tribù germaniche si opposero vivamente al Cristianesimo e occorse la potenza militare di Carlo Magno per condurre i Sassoni ad una “conversione” e al battesimo forzato nel IX secolo.

Verso l’anno 1000, il Cristianesimo si era diffuso fino in Scandinavia e in Russia.

         

Le persecuzioni

Poco dopo la Pentecoste, tuttavia, i primi Cristiani dovettero sopportare delle autorità giudaiche, come leggiamo nel libro degli Atti. Alcuni apostoli furono imprigionati. Alcuni furono messi a morte dai Romani per fare piacere alle autorità giudaiche.

Abitualmente il Governo Romano autorizzava i popoli che gli erano sottomessi a professare la propria religione. Per Roma, il Giudaismo era una religione riconosciuta legalmente.

Dapprima Roma considerò il Cristianesimo come una varietà del Giudaismo e,  di conseguenza, si lasciarono i  Cristiani tranquilli.

Più tardi, tuttavia i rappresentanti del Governo Romano cambiarono atteggiamento e si misero a perseguitare i Cristiani. I nemici della fede cristiana accusavano i credenti di lasciarsi andare a pratiche riprovevoli durante le riunioni segrete che tenevano di notte. In effetti i Cristiani si riunivano di notte per celebrare il culto e poiché “mangiavano” e “bevevano” insieme, i loro nemici li accusavano di fare dei sacrifici umani.

Seguirono delle persecuzioni durante le quali alcuni Cristiani furono perseguitati e uccisi.

Vi furono inoltre due periodi di persecuzione molto duri attraverso tutto l’Impero: sotto gli imperatori Decio (249-251) e Valerio (253-260) poi sotto Diocleziano (284-305).

Durante questo periodo molti cristiani si scoraggiarono e abbandonarono la fede.

Costantino il Grande (306-337) fu il primo imperatore a favorire apertamente i Cristiani. Egli mise fine alle persecuzioni e pubblicò delle leggi favorevoli alla Chiesa. Queste leggi furono all’origine della Chiesa di Stato.

Costantino restò Sommo Sacerdote di una religione pagana durante tutto il suo regno e non accettò il battesimo che sul suo letto di morte.

 

Problemi all’interno della Chiesa

Fintanto che la Chiesa fu una minoranza perseguitata, essa rimase relativamente pura nella sua dottrina e nelle sue vie. C’erano tuttavia due eccezioni e cioè: da una parte lo sviluppo della gerarchia, dall’altra parte lo sviluppo del sacramentalismo, cioè di una nozione quasi magica delle cerimonie istituite nel Nuovo Testamento .

Lo sviluppo della gerarchia distrusse il carattere di fraternità che la chiesa aveva all’inizio.

La piramide partì dai diaconi, dai preti, dai vescovi, dai metropoliti per arrivare infine ai patriarchi dell’Impero. Finalmente due dei vescovi più importanti si disputarono il primato: il vescovo di Roma uscì vincitore dal conflitto. Ma le relazioni fra Roma e l’Oriente erano tese.

Nel 1054 avvenne la rottura definitiva fra la chiesa Cattolico-Romana  all’ovest e la chiesa Ortodossa all’Est.

La crescita del sacramentalismo deformò la natura della fede.

Un “sacramento” è un atto religioso che ha il potere di trasmettere la grazia di Dio a colui che lo riceve.

La comunione divenne anche un mezzo di santificazione per coloro che la prendevano. In questo contesto, il ruolo del sacerdote, dispensatore dei sacramenti, divenne molto importante. Ancora oggi la maggior parte dei cristiani credono in questo carattere quasi magico delle cerimonie del Battesimo e della Cena del Signore.

La Chiesa mantenne la separazione con il governo fino al tempo del potente imperatore Costantino. Ma quando questo sovrano romano sorrise alla chiesa, questa si affrettò a saltargli al collo! Meno di due generazioni più tardi, la Chiesa prendeva parte agli affari militari.

Dal tempo degli Apostoli all’epoca di Costantino, i Cristiani si erano astenuti dal prendere le armi. Ormai questo cambiò e cominciarono a partecipare alla guerra. Idee pagane si introdussero anche nella Chiesa.

A poco a poco si abbandonò l’attaccamento alla santità di vita e alla separazione dagli affari del mondo. Solo alcuni individui o alcuni gruppi, come i Donatisti, reclamavano una vita più santa. Ma questi individui e questi gruppi erano perseguitati dalla Chiesa stessa.

 

La Chiesa perde la sua vitalità

La chiesa del N.T. era una comunità d’amore e di separazione, dove ciascuno poteva trovare la soluzione ai suoi problemi, ma durante il Medioevo perdette la sua vitalità.

Essere un membro della chiesa ormai significava osservare le cerimonie religiose dalla nascita alla morte.

Le cerimonie che Gesù aveva istituite dovevano essere delle feste gioiose celebrate da discepoli rinnovati e fedeli. Esse erano viste ora come potenti canali della grazia di Dio senza legame necessario con la fede personale e la santità. La ripetizione del Credo tendeva a sostituire la fede vivente in Cristo Gesù e l’obbedienza alla Sua Parola.

All’inizio i responsabili della Chiesa dovevano essere gli umili ministri della Parola, i servitori del popolo di Dio. Ormai erano dei sacerdoti che avevano essi solo il potere di trasformare il pane e il vino dell’Eucarestia in corpo e sangue del Signore.

Gesù voleva che la Cena fosse una celebrazione gioiosa e santa della sua morte per noi, nell’attesa del suo ritorno.

Fu fatta la “Messa” cioè un’offerta incessantemente ripetuta del corpo di Cristo indirizzata a Dio.

Si cominciarono a rivolgere delle preghiere a Maria, la madre di Gesù, agli angeli, ai santi che erano morti e agli apostoli, pensando che queste persone hanno accesso presso Dio e possono intercedere per colui che prega.

Vari oggetti, chiamati reliquie: dei fuscelli del pruno ardente che vide Mosè, dei peli della barba di Giovanni Battista, del sangue versato da Cristo in croce, le ossa dei vari martiri, per esempio, erano conservati e si riteneva che avessero certi meriti presso Dio, e li si venerava.

Il piano di salvezza, annunciato nel N.T., perdette la sua chiarezza. Si pensava che una persona era salvata ricevendo i sacramenti.

La Chiesa non era più la comunità dei santi. Era l’istituzione che portava la salvezza agli uomini.

La dottrina dell’al di là cambiò egualmente. Si cominciò a credere al purgatorio, specie di luogo intermedio fra l’inferno e il paradiso, dove i cristiani soffrono temporaneamente per i loro peccati prima di andare in cielo.

La Chiesa cominciò ad insegnare che Cristo e i “santi” avevano  accumulato dei meriti che si trovavano a loro disposizione in un “tesoro dei meriti”.  Grazie a questi meriti accumulati, essa poteva distribuire delle “indulgenze”, cioè la soppressione della punizione che si doveva offrire in purgatorio. Essa arrivò fino al punto di vendere queste indulgenze.

La vita spirituale della chiesa continuava a deteriorarsi.

Il vescovo di Roma, divenuto capo supremo della chiesa d’Occidente, fu chiamato papa. Parecchi papi perdettero ogni spiritualità. Ben presto si disputarono la supremazia con i re e precipitarono nella corruzione del potere.

Come i re, essi fecero la guerra, condussero degli intrighi e commisero altri delitti morali o civili. In certe epoche vi furono parecchi papi che lottavano fra di loro, ciascuno pretendendo di essere il vero capo della chiesa.

 

L’Islam entra in scena

Tutte queste aggiunte, non bibliche, alla fede indebolirono il popolo di Dio. Verso il 622 Maometto fondò l’Islam (parola che significa sottomissione alla volontà di Dio). La chiesa si doveva confrontare con una nuova minaccia.

A partire dal 7° secolo, l’Islam si diffuse attraverso l’Africa del Nord.

Molte chiese cristiane di queste regioni scomparvero. La nuova religione guadagnò la Spagna. Nello stesso tempo essa si diffondeva ad est, prendeva la Palestina e raggiunse anche Costantinopoli nel 1453.

Disgraziatamente la Chiesa decise di utilizzare la forza militare per recuperare la Terra Santa dalle mani degli “infedeli”.

In realtà i Musulmani non erano degli infedeli, ma dei monoteisti che

Queste crociate dei secoli 11°,  12° e 13° non avevano niente di cristiano.

Laddove sarebbe stato necessario condurre i Musulmani alla salvezza in Gesù Cristo, la chiesa impiegò la forza per predare e uccidere. Quanto questa istituzione era caduta in basso! Essa aveva bisogno di essere rinnovata, purificata, e di ritornare al cristianesimo del Nuovo Testamento. Ma chi poteva effettuare un tale mutamento?

 

Tentativi di mettere ordine 

Di tanto in tanto, dei piccoli gruppi si staccarono dalla chiesa cristiana istituita, per tentare di crearne una nuova sul modello del Nuovo Testamento.

Dei gruppi all’interno della chiesa si misero a protestare contro il suo carattere mondano. Dal 3° sec. apparvero degli ordini monastici. Vi erano tutte le specie di monaci:

1)       Gli eremiti, che vivevano nella solitudine per amore del Cristo.

2)       I monaci che vivevano in comunità chiamati monasteri.

3)       I monaci mendicanti che viaggiavano e vivevano di elemosine.

I monaci facevano voto di celibato, di povertà e di obbedienza.

Esistevano degli ordini femminili nei quali le donne facevano gli stessi voti degli uomini. Ci furono anche degli scrittori e dei riformatori individuali che cominciarono a protestare contro la mondanità, la disobbedienza e l’infedeltà della Chiesa.

 

 

Capitolo  Secondo

LA

RIFORMA

 

Nel XVI sec. numerosi scrittori e riformatori cominciarono a predicare il rinnovamento della chiesa.

Erano influenzati in ciò da un rinnovato interesse per l’antichità che caratterizzava la loro epoca, movimento che si chiama Rinascimento.

Gli specialisti in materia religiosa e i preti presero a studiare le lingue originali della Bibbia. E’ alla luce di questa scoperta delle Scritture che cominciarono a mettere in dubbio un buon numero di insegnamenti della Chiesa medievale. Ma essi furono preceduti da precursori celebri.

I pre-riformatori

 

Pietro Valdo

Il riformatore più importante della fine del Medioevo  fu un francese chiamato Valdo.

I documenti non menzionano il suo nome, ma si parla spesso di Pietro Valdo.

Nacque intorno al 1140. A soli 30 anni era un ricco mercante della città di Lione. Studiava molto assiduamente il Nuovo Testamento. E’ così che scoprì che il consiglio di Gesù al giovane ricco, nel cap. 10 del Vangelo di Marco, si applicava egualmente a lui.

Comprese molto chiaramente che un cristiano non vive per diventare ricco, ma deve accettare il modello di vita semplice che dà il Nuovo Testamento. Egli fu anche ben presto convinto che i cristiani non possono accettare di uccidere, sia che si tratti di fare la guerra, sia che si tratti di giustiziare dei criminali.

Egli credeva, d’altra parte, che i cristiani dovevano seguire l’insegnamento di Cristo che dice di non fare giuramenti e rigettava la dottrina del Purgatorio.

Pensava che i cristiani non dovevano andare a teatro, a ballare o frequentare delle taverne.

Uomini e donne furono attratti da questa maniera di vivere nell’obbedienza fondata sul Nuovo Testamento.

Valdo ebbe ben presto numerosi discepoli. Essi si chiamavano “Valdesi”.

Essi criticavano le pratiche e le dottrine non bibliche della chiesa romana. Erano profondamente turbati dalla vita corrotta di molti membri del clero.

Valdo praticava ciò che predicava. Liquidò i suoi affari e badò a sovvenire ai bisogni della sua famiglia. Poi si mise a viaggiare attraverso l’Europa per insegnare la semplicità di vita e della fede. Insegnava che bisogna cercare di regolare i conflitti con l’amore e non con la forza. Insegnava l’obbedienza al Signore.

Nel 1179 la Chiesa romana gli diede l’ordine di cessare di predicare questa dottrina, ma egli non ne tenne alcun conto. Cinque anni più tardi il papa lo scomunicava. Egli continuò frattanto ad insegnare la Parola di Dio.   

I Valdesi erano numerosi per tutta l’Europa. Essi furono spesso trascinati a morte dalle Autorità civili dietro richiesta della Chiesa.

Il movimento diminuì considerevolmente fino a che si limitò alle valli alpine, a nord dell’Italia. Anche lì fu duramente perseguitato.

Durante la Riforma, il riformatore Oecalampadius  consigliò ai Valdesi di rompere i loro legami con la Chiesa cattolica. Già da lungo tempo essi avevano perduto una parte dell’obbedienza radicale che aveva insegnato Valdo, per esempio: la non-resistenza.

Nel 19° secolo, essi avevano una facoltà di teologia prima presso Torre Pellice, poi presso Torino. Dal 1920 essa si trova a Roma.

I Valdesi hanno fatto un nobile sforzo per restaurare il Cristianesimo del Nuovo Testamento.

 

Wyclif

Valdo era morto nel 1217. Un secolo più tardi circa, nel 1320, nacque Wyclif  in Inghilterra (chiamato talvolta Wyclif o Wycliffe). Fu per certi aspetti un Valdo inglese, sebbene non abbia insegnato la non- resistenza e non abbia fondato chiese.

In effetti egli cercò di condurre i Cristiani della Gran Bretagna all’impegno personale, faccia a faccia con Gesù Cristo e il Nuovo Testamento. In ragione di questi sforzi, lo chiamarono talvolta “la stella del mattino della Riforma”.

Wyclif considerava che il papato era l’anticristo di cui parla il Nuovo Testamento e pensava che il clero non doveva possedere proprietà. Credeva che le Sacre Scritture fossero sufficienti per la vita del cristiano e per la chiesa.

Per conseguenza era molto critico nei confronti delle dottrine e delle pratiche cattoliche che erano apparse prima della sua venuta. Rifiutava l’obbligo del celibato per il clero. Era anche contrario al sistema delle indulgenze, ai pellegrinaggi religiosi che si facevano verso i reliquari e a molte altre forme della pratica e della pietà di allora. Voleva ritrovare il Cristianesimo del Nuovo Testamento e ricavò alcune delle sue idee da Sant’Agostino (354-430).

Wyclif morì il 31 dicembre 1384. Per ordine del papa, le sue ossa furono dissotterrate nel 1428 e bruciate, perché era considerato un eretico.

Wyclif fece molto per l’insegnamento delle verità fondamentali del Cristianesimo per esempio inviando dei predicatori laici, a due a due, attraverso tutta l’Inghilterra.

 

Jean  Hus

Jean Hus, di Boemia, fu uno dei Riformatori più zelanti. Nato verso il 1371, Hus studiò, ottenne un diploma di scuola di canto e fu ordinato prete nel 1400. L’anno seguente, divenne decano dell’università di Praga, una delle migliori d’Europa, nella quale egli aveva studiato. Nel 1402 fu nominato Rettore di questo dipartimento.

Studiò con un grande interesse i saggi in Latino di John Wyclif e divenne discepolo del Riformatore inglese. Dall’alto della cattedra della grande cappella “I Santi Innocenti di Bethlem” egli preannunziava la Riforma.

Venivano ad ascoltarlo in gran numero. Egli criticava la corruzione del clero. Arrivava al punto d’accusare pubblicamente i papi di errore e di peccato.

La sua vita era irreprensibile e la sua padronanza delle scritture notevole.

Egli predicava senza paura, giudicando la vita del popolo comune, ma anche quella dei re e dei papi, secondo le esigenze della Parola di Dio.

La regina stessa venne ad ascoltare questo testimone eroico di Dio.

Nel 1410 Hus fu scomunicato dal Papa Giovanni XXIII. Ma ciò non pose fine alla sua influenza, e nel 1412 il Papa Giovanni colpì tutta la città di Praga con l’interdetto papale, sentenza così severa che interrompeva tutti i sacramenti nella città.

Per mettere fine a questa terribile situazione, Hus lasciò Praga.

Ma il Papa non era soddisfatto. Nel 1413 infine ricevette l’ordine di presentarsi davanti al Grande Concilio di Costanza per essere giudicato.

Questo concilio era stato riunito per tentare di regolare una situazione difficile poiché allora la chiesa romana aveva tre papi rivali contemporaneamente .

Obbedire a quest’ordine era molto rischioso. Hus si decise di farlo allorchè il re Venceslao di Boemia e l’imperatore Sigismondo firmarono per lui un salvacondotto. Questo documento garantiva che Hus sarebbe potuto ripartire da Costanza senza essere molestato, qualunque fosse stato il risultato del processo.

Ma Hus fu chiamato eretico, e gli fu detto che non si mantengono le promesse fatte ad un eretico!

Dopo un processo di pura forma, fu bruciato vivo il 6 luglio 1415.

Dalla riforma di Hus nacque una chiesa della Parola: L’unitas fratrum (l’unità dei fratelli). Da questo gruppo uscì più tardi la chiesa morava, fortemente missionaria.

  

La Riforma del XVI sec. scuote l’Europa

  Martin Lutero

 Nato in Germania, Martin Lutero è l’artefice più importante della Riforma protestante.

E’ sotto la sua direzione che prese l’esordio.

La sua opera segnò gli inizi del Protestantesimo.

Lutero, cattolico sincero, era diventato frate minore dell’ordine di Sant’Agostino nel 1505. Due anni più tardi diventava diacono e prete.

Prese il dottorato in teologia nel 1512 e più tardi divenne professore all’università di Wittenberg in Germania.

Malgrado la sua formazione, quest’uomo di Dio brillante e pio aveva delle incertezze sul soggetto della sua salvezza. Niente sembrava arrivare a dargli la convinzione che era salvato. Ma nel corso dell’anno 1514, allorchè studiava la Parola di Dio, finì per comprendere il vers. 17 del cap.1 dell’Epistola  ai Romani in maniera completamente nuova. Questo versetto dice che la giustizia di Dio è rivelata nella buona novella del Vangelo.

Fino ad allora, Lutero aveva sempre compreso che Dio punisce i nostri peccati perché Egli è giusto per natura. Ma la Scrittura gli mostrò che Dio dà ai credenti la sua giustizia come un dono. Lutero credette che era lo Spirito Santo che gli aveva dato questa nuova comprensione.

Era come se fosse nato di nuovo. Questa scoperta apriva per lui, disse, “le porte del Paradiso”.

Ormai Lutero ebbe la pace e la gioia dello Spirito Santo.

Nel corso dell’autunno 1517, Lutero fu profondamente turbato dalla maniera eccessiva con cui Jean Tetzel, un minore domenicano, vendeva le indulgenze.

Scrisse all’arcivescovo le sue ragioni per l’attenzione di quest’ultimo su questi eccessi deplorevoli. Lutero non sapeva allora che l’arcivescovo stesso era all’origine di questo commercio. Costui in effetti sperava di raccogliere abbastanza denaro per pagare a Roma il prezzo del suo ufficio di arcivescovo.

Lutero non ottenne alcun aiuto da parte dell’arcivescovo, ma in cambio accese una luce che non si è mai più spenta.

Egli preparò 95 tesi o dichiarazioni che si opponevano al sistema della vendita delle indulgenze. Attaccò questa lista alla porta della chiesa.

A partire da questo momento Lutero fu un uomo segnato. La lotta iniziata non doveva più fermarsi. Certi vescovi e sapienti si opposero a lui fino al loro ultimo respiro. Ma non potevano impedire i progressi della verità biblica come l’insegnava Lutero con sempre maggiore chiarezza e potenza. La Chiesa cattolica mandava fulmini, ma Lutero era relativamente al sicuro. Egli godeva della potente protezione e del sostegno dei principi tedeschi, soprattutto di Federico il Saggio di Sassonia che non avrebbe permesso che il suo brillante professore fosse bruciato come eretico.

Lutero credeva fermamente che la Bibbia è la sola autorità per la chiesa.

Cominciò ad insegnare la dottrina della salvezza per grazia di Dio e per fede.

Respingeva la vita monastica e l’obbligo del celibato per il clero.

Considerava il matrimonio come un dono di Dio. Detestava l’istituzione del papato e lottava contro l’insegnamento secondo il quale i sacramenti procurano la salvezza.

Per lui si riceve la salvezza pentendosi e accettando il Vangelo, la buona novella.

Questa buona novella è la salvezza in Cristo crocifisso e resuscitato.

Egli finì per rigettare anche l’insegnamento sul purgatorio, sul tesoro dei meriti, il sistema delle indulgenze, le preghiere a Maria, ai santi deceduti e agli angeli.

In luogo della messa (ripetizione del sacrificio di Gesù) egli voleva una santa cena celebrata secondo il modello biblico sotto le due specie: il pane e il vino.

Lutero non applicò immediatamente quello che insegnava in un certo campo: quello del matrimonio. Egli aveva 41 anni, allorquando il 27 giugno 1525, sposò un’anziana religiosa, Caterina Von Bora, in età di 26 anni.

Egli disse che si sposò “per fare piacere a suo padre”, per sfidare il papa e per contrariare il diavolo”. Dalla loro unione nacquero tre figli e tre figlie.

Dal 1526 i principi tedeschi che sostenevano Lutero cominciarono a stabilire delle chiese “luterane” territoriali. Il titolo “luterano” fu adoperato contro il desiderio di Lutero.

La fede luterana era maggioritaria in gran parte della Germania del nord e nei Paesi scandinavi.

Tutte le Chiese protestanti hanno un grande debito nei confronti di Lutero.

E’ lui che proclamò con grande chiarezza e profonda convinzione le verità della buona novella del Nuovo Testamento.

 

Ulrico  Zwingli

Un grande riformatore, chiamato Ulrico Zwingli (1484-1531) apparve sulla scena nel Nord della Svizzera.

Zwingli non ottenne come Lutero, il dottorato in teologia, ma studiò (come Lutero) malgrado tutto all’università di Vienna. Nel 1506 otteneva una scuola di canto all’Università di Basilea. Poi servì come prete a Glarus in Svizzera.

Nel 1516 fu trasferito ad Einsielden dove fu turbato dal numero impressionante di membri di Chiesa che venivano in questo luogo a venerare un’immagine della Vergine Maria.

Nel 1518 si recò a Zurigo e lì si mise a predicare il giorno di capodanno del 1519.

Zwingli era un potente predicatore. Commentava diversi libri della Bibbia, capitolo per capitolo. I suoi messaggi avevano freschezza e forza.

Come Lutero, utilizzava delle illustrazioni  semplici per rendere viva la Parola.

Nel suo progresso verso un cristianesimo saldo e fedele al Nuovo Testamento, Zwingli non conobbe i grandi rovesciamenti come Lutero. Vi giunse progressivamente attraverso lo studio diretto della Bibbia.

Solo più tardi cominciò a leggere Lutero che apprezzò molto e da cui ricavò profitto.

Nel 1523 Zwingli pubblicò le sue tesi celebri, in numero di 67, chiamate “conclusioni”. La peste, che portò via press’a poco un quarto della popolazione all’interno e nei dintorni di Zurigo, aumentò la fede in Cristo di Zwingli. Suo fratello ne morì, e lui stesso mancò poco che morisse.

Nel 1522 egli e parecchi altri preti tentarono d’ottenere il permesso per i preti di sposarsi onorevolmente, poiché a quell’epoca parecchi preti vivevano in concubinaggio. Avendo il vescovo opposto un rifiuto a questa richiesta, Zwingli passò ai fatti. S’unì in segreto ad una vedova chiamata Anna Riinhart Meyer che ebbe da lui due figli e due figlie.

Prima della nascita del primo figlio nel 1524, Zwingli celebrò pubblicamente il suo matrimonio con Anna nella chiesa dove predicava (la Gross Munster di Zurigo).

  Nel corso degli anni, Zwingli e il consiglio della città misero da parte certe pratiche o dottrine cattoliche a mano a mano che sentivano che il popolo era pronto al cambiamento. Così il 13 aprile 1525, si celebrò ufficialmente la Santa Cena nel Gross Munster.

Ormai non c’era più messa nella chiesa di stato di Zurigo.

Zwingli andò più lontano di Lutero nella sua riforma. Tutti e due rigettavano la dottrina cattolica della transustanziazione: la credenza che l’ostia della messa è per mezzo della potenza di Dio miracolosamente trasformata nel corpo e nel sangue del Signore.

Lutero preferiva l’espressione “la presenza reale” di Cristo nella Cena.

Per lui l’espressione chiave era “Questo è il mio corpo”. Zwingli, in compenso, considerava il pane e il vino come dei simboli commemorativi del corpo spezzato e del sangue versato del Signore. Per lui l’espressione chiave era: “Fate questo in memoria di me”.

I due riformatori insistevano sul fatto che i credenti partecipano al pane e al vino.

Lutero non rifiutava l’utilizzazione dell’arte nel corso dei culti in chiesa: gli strumenti musicali, e le altre pratiche storiche a meno che esse non siano condannati dalla Parola di Dio. Rifiutava solo ciò che la Scrittura non permette.

Zwingli, al contrario, non accordava alcun posto alle arti nel culto. Sebbene eccellente musicista lui stesso, non voleva alcuna musica, sia che fosse strumentale o vocale, nella chiesa. Per lui la funzione religiosa era il momento in cui si ascolta e si insegna la Parola di Dio e si prega il Padre insieme.

Voleva conservare solo ciò che insegna il Nuovo Testamento.

Cambiò le cattedrali in sale di riunione, arrivando al punto da fare ricoprire di pittura di opere d’arte di grande valore che erano sui muri della Gross Munster di Zurigo.

Lefevre D’Etaples, Martin Bucero e G. Calvino

Fuori da Wittenberg e da Zurigo, la Riforma si diffuse molto rapidamente nelle altre città e in altri Paesi.

Fin dall’anno 1520, gli scritti di Lutero si diffondevano in Francia dove, fino ad allora, i pensieri della Riforma non avevano raggiunto che un cerchio ristretto d’intellettuali e di teologi sotto l’influenza di un professore della Sorbona, Jacques Lefevre D’Etaples. Umanista, quest’ultimo scoprì, attraverso lo studio della Bibbia, la dottrina della giustificazione per fede.

In Alsazia, a Strasburgo, un movimento di Riforma fu guidato, fin dal 1523, da Martino Bucero (1491-1551). E’ là che si era rifugiato per parecchi anni un riformatore francese dal nome di Giovanni Calvino.

Calvino, appartenendo ad una famiglia di ministri di chiesa e avendo adottato le tesi di Jacques Lefevre, aveva già trascorso qualche anno a Ginevra (1536-1538). A causa di una disputa, partì per Strasburgo nel settembre del 1538, dove redasse la seconda edizione latina (1539) e la prima francese (1541) dell’Istituzione della religione cristiana.

Calvino fu influenzato dal pensiero di Bucero durante il suo soggiorno a Strasburgo; nel settembre 1541, rientrò a Ginevra per guidarvi la Riforma fino alla sua morte nel 1564.

Le riforme di Zurigo, di Strasburgo e di Ginevra hanno contribuito alla nascita di ciò che è chiamato oggi la Chiesa Riformata che si è diffusa in Francia, in Svizzera, in Olanda e in Scozia.

 

Capitolo  Terzo

LA  CHIESA  LIBERA,

L’ANABATTISMO

 

Nascita di una chiesa professante o libera, il Movimento Anabattista Pacifico.

Quella che oggi si chiama Chiesa Mennonita trova la sua origine nella prima chiesa “libera” o “professante” della storia moderna. (Questo termine di chiese libere corrisponde alle chiese che non sono di Stato come lo era la chiesa romana nel Medioevo).

L’idea di chiesa libera o professante nacque a Zurigo, in Svizzera, nell’ala detta radicale della riforma zwingliana.

 

I fondatori della chiesa “Libera” in Svizzera.

 

Corrado Grebel

 

Il capofila più importante che si trova all’origine dell’idea di una chiesa di Professanti o Chiesa Libera è Corrado Grebel.

 

Il suo principale collega fu Felice Mantz.

Corrado era il figlio primogenito di una famiglia svizzera importante (oggi i Von  Grebel). Sua madre era Dorotea Fries, figlia di Hans Fries che era stato magistrato nella città di Uri.

Corrado nacque nel 1498 e sembra che abbia frequentato la scuola di Latino a Zurigo. A 16 anni si iscrisse all’Università di Basilea; poi con una borsa dell’Imperatore frequentò quella di Vienna (Austria) dal 1515 al 1518.

Una borsa del re di Francia gli permise di studiare all’università di Parigi(1518-1520).

In seguito, avrebbe voluto iscriversi a quella di Pisa grazie ad una borsa papale, ma questo progetto non si realizzò. Non ottenne mai il dottorato.

Nel 1520, essendo in rapporti freddi con il padre, ritornò a Zurigo.

Senza dubbio, a motivo della vita dissoluta che egli aveva condotto durante il tempo dei suoi studi, era in condizioni di salute molto cattive e dovette soffrirne per il resto della sua breve vita.

Di ritorno a Zurigo, entrò presto a far parte della cerchia degli intellettuali che circondava Zwingli e apprese ad ammirare e ad apprezzare il riformatore svizzero.  

Nel 1521 il giovane Grebel, allora ventitreenne, si legò ad una giovane di nome Barbara. Essa non apparteneva allo stesso ambiente della famiglia Grebel e i genitori di Corrado decisero che non avrebbe potuto in nessun caso sposarla. Malgrado il divieto, il 6 febbraio 1522, mentre suo padre era assente da Zurigo, Corrado e Barbara furono uniti in matrimonio dal prete del luogo.

I genitori erano furiosi; la madre di Corrado pianse giornate intere. Ma la coppia era felice. Avendo il padre rifiutato di sistemarli nella propria casa, essi vissero presso i nonni Grebel.

 

Conversione di Grebel

Corrado partecipava sempre alle riunioni della cerchia di Zwingli.

Poco tempo prima della nascita del suo primo figlio, fece l’esperienza della nuova nascita.

Il cambiamento che ciò operò nella sua vita fu molto chiaro. Egli si rallegrava ormai del Vangelo e dei progressi che compiva grazie alla Riforma di Zwingli.

Quando nacque il suo primo figlio, gli diede nome Teofilo cioè quello dell’amico di Luca di cui si parla in Atti 1:1

Ebbe in seguito un secondo figlio, Giosuè, poi una figlia Rachele (1525).

Oggi il pastore della Gross Munster di Zurigo, la chiesa di Zwingli, è il dr. Hans Rudolf Von Grebel. E’ un discendente di Corrado e di Giosuè.

Grebel propone una chiesa libera

Per quasi un anno, Grebel si rallegrò della Riforma della chiesa di Zurigo che portava avanti Zwingli. Ma durante una discussione pubblica nell’ottobre 1523, divenne evidente che i rapporti fra Grebel e Zwingli si erano raffreddati.

Grebel trovava Zwingli troppo prudente nella sua maniera di affrontare la Riforma.

Zwingli voleva sempre lasciare le decisioni al giudizio del Consiglio dei Duecento, l’autorità suprema della città. Grebel s’irritava di questo atteggiamento. La sua mancanza di fiducia nei confronti di Zwingli si andava ingrandendo.

Nel settembre 1524, Grebel era veramente amareggiato. Anche Zwingli si spazientiva dell’atteggiamento di Grebel e di altri giovani radicali.

Intorno alla stessa epoca, due trattati d’un riformatore tedesco, Tommaso Muntzer, finirono fra le mani di Grebel.

Tommaso Muntzer era un prete luteraneggiante che era stato il curato di Zwickau in Sassonia. Egli si era legato con un gruppo di illuminati di un tipo spirituale millenarista. Aveva rigettato il battesimo dei fanciulli e criticava violentemente il Cattolicesimo e il Luteranesimo.

Annunciava l’approssimarsi di un Millennio che si sarebbe stabilito con una rivolta dei poveri.

Sembra che Grebel e i suoi compagni non abbiano saputo subito che predicava la violenza. Iniziarono a leggere i trattati e a studiarli con ardore.

Poi, nel settembre del 1524, scrissero una lunga lettera oltre che un importante post-scriptum a questo “Fratel Tommaso” nuovamente scoperto.

In questo documento, Grebel presenta una visione accuratamente pensata della chiesa dei Professanti. Questo documento è stato spesso tradotto e stampato.

Questa lettura del 1524 presenta le convinzioni fondamentali di Grebel e dei suoi colleghi Felice Mantz, Henri Aberli, Hans Broetli, Andrea Castelberger Hans Ockenfuss e Bartolomeo Pur.

Ecco i punti principali dell’introduzione della lettera:

•         la fine della chiesa primitiva

•         l’errore del sacramentalismo

•         l’assenza di novità di vita presso i membri della chiesa di Zurigo.

•         L’errore di non chiedere ai cristiani d’applicare i principi del N.T.

•         la necessità di edificare la fede e la vita solo sulle Sacre Scritture ( sola scriptura ).          Nel corpo della lettera, Grebel difende con forza:

1.       l’importanza della predicazione della Parola di Dio. Egli segue Zwingli e rigetta l’uso del canto e delle salmodie nel culto

2.       una osservanza non liturgica della Cena. Solo le parole bibliche e il pane comune come pure il vino comune dovrebbero essere utilizzati. L’officiante non dovrebbe portare degli abiti speciali per questa occasione. La cena non è un sacramento. Bisogna praticarla spesso nell’amore e nella gioia.

Coloro che desiderano parteciparvi devono vivere l’amore fraterno. Grebel chiama la Cena il pasto dell’unità.

3.       una chiesa fedele: Grebel vuole una chiesa fedele alla Parola. Questo è più importante dell’importanza numerica di una chiesa.

4.       una chiesa che obbedisce radicalmente alla Parola

5.       un ministero sostenuto dalle assemblee e non dai fondi provenienti da altre fonti. Grebel pone come fatto riconosciuto la separazione della chiesa e dello Stato

6.       una vita di discepolo che costa, piuttosto che la grazia a buon mercato (l’obbedienza quotidiana piuttosto che una vita di incuria)

7.       una sala di riunioni dove tutti i cristiani si riuniscono per ascoltare la Parola di Dio. Cioè, non opere d’arte, non tavolette in pietra con i dieci comandamenti, ect. Per paura che questi che questi oggetti non divengano falsi dei.

8.       Una chiesa, la cui disciplina è tratta dalla Parola di Dio e che si esercita nella preghiera e nel digiuno.  Questa disciplina deve seguire “la regola di Cristo” così come si presenta in Matteo 18:15.

9.       Una chiesa che funziona secondo il primato dell’amore che è pronto a soffrire piuttosto che a fare soffrire, secondo l’esempio di Cristo.  Dunque divieto assoluto di fare la guerra.

10.     Un battesimo d’acqua che è ricco nel suo simbolismo: in Cristo i nostri peccati sono lavati, in Cristo noi siamo trasformati interiormente.  Per mezzo del battesimo noi mostriamo pubblicamente la nostra fede nel Signore Gesù.  Noi indichiamo che siamo ormai “morti” al peccato e camminiamo in novità di vita.  In breve noi esprimiamo attraverso il battesimo il fatto che abbiamo sperimentato il “battesimo interiore” che, solo, salva.

11.     La salvezza dei fanciulli e dei neonati fondata sulla scrittura.

La fede non è richiesta per la salvezza dei fanciulli.  Essi sono salvati per mezzo di Colui che è morto per loro.  Il battesimo in acqua, in compenso è riservato ai credenti, dunque a delle persone coscienti dell’impegno che rappresenta il battesimo.

Il latore di questa prima lettera fu ritardato da  una tempesta e Grebel ne scrisse una seconda. 

In  questa seconda lettera, egli aggiunge una protesta molto viva contro l’utilizzazione della rivoluzione armata per giungere al rinnovamento della Chiesa.  Egli annuncia anche che la persecuzione deve spezzare la Chiesa Libera.

 

Sembra che queste lettere non siano mai giunte a Mùntzer.

Quando il corriere giunse nella sua città, egli era appena fuggito da essa.

Il corriere le avrà, senza dubbio riportate a Grebel, poiché esse si trovano oggi nella collezione Wadian a San Gallo.

Siamo grandemente debitori a Wadian, cognato di Grebel, d’avere conservato numerose lettere di Grebel.  Se fossero andate tutte perdute, noi son sapremmo niente della visione che aveva Grebel sulla chiesa dei professanti.

 

Grebel escluso dalla chiesa di Stato

 

Il cerchio di Grebel criticava Zwingli per avere permesso al Consiglio dei 200 senatori di controllare la riforma di Zurigo.  Pertanto questi giovani radicali non si ritirarono sconsideratamente dal movimento.  Al contrario essi speravano che Zwingli avrebbe permesso alla Parola e allo Spirito di Dio di dirigere il rinnovamento della chiesa di Stato di Zurigo.

Nel dicembre 1524, Zwingli incontrò Grebel e tentò d’ottenere il suo sostegno.  Ma i due uomini non poterono giungere ad un accordo.  Le loro convinzioni erano troppo lontane.  Il 10 gennaio 1525, nuovo tentativo, nessun esito.

 

Il grande dibattito

Una settimana più tardi, una discussione pubblica si tenne davanti ai differenti consigli della città di Zurigo.

Zwingli era assistito dai suoi colleghi: Leo Jud e Enrico Engerlhard.

Frequentavano Grebel, Felix Mantz e Guillaume Reublin.

La questione essenziale era:  “Bisogna battezzare i neonati o i credenti”?  Ma la questione che si poneva più profondamente era quella della natura stessa della Chiesa.  Doveva essere Chiesa di Stato, cioè Chiesa di moltitudine, o Chiesa di credenti, cioè di “Professanti”.

Nella Chiesa di Stato, a quell’epoca, tutti i neonati erano battezzati poco dopo la nascita e tutti i cittadini erano contati come membri della chiesa ( posizione di Zwingli ).  Nella Chiesa dei credenti, solo le persone che si pentono dei loro peccati, si volgono a Cristo e si impegnano a seguirlo per tutta la loro vita, devono essere battezzati ( posizione di Grebel ).

Zwingli, come era abitudine, era pronto ad accettare l’opinione delle Autorità civili sulla riforma della chiesa.  Ciò nonostante, Grebel affermava con insistenza che il governo non aveva niente a che vedere con la teologia e la pratica della Chiesa di Gesù Cristo.

Il consiglio accettò ben presto la posizione di Zwingli.

Esso dice che Zwingli aveva ribadito che il battesimo dei fanciulli doveva essere mantenuto.

Il giorno dopo il Consiglio decise di esiliare i genitori che avrebbero atteso più di otto giorni prima di battezzare i loro figli.

E’ una di quelle situazioni in cui Chiesa e Stato sono uniti nel sostenere che un governo può prendere delle decisioni di ordine teologico!

Grebel e i suoi amici erano molto contrari a questa decisione.

Essi rimasero nella Chiesa di Stato fino al sabato 21 gennaio 1525, in questa data il Consiglio diede l’ordine a Grebel e Mantz di cessare le riunioni di studio dellaParola che essi avevano con i loro discepoli.

In effetti, prima di questo decreto, Grebel e Mantz, tutti e due laici, e i loro amici si erano incontrati regolarmente presso uno di essi per studiare le Scritture e apprendere la verità cristiana.  Lo studio e la comunione fraterna purificavano la loro vita e riscaldavano il loro cuore.  Come avrebbero potuto obbedire all’ordine di smettere di incontrarsi?

 

La Chiesa Libera  è nata

Quel medesimo sabato sera, 21 gennaio 1525, il gruppo di Grebel si riunì in segreto per riflettere e pregare sul tema di questa situazione difficile.  La riunione si tenne probabilmente nella casa della madre di Mantz,  quasi all’ombra della Gross Munster di Zwingli.

Un nuovo partecipante si unì al gruppo, il prete George Cajacob dei Grigioni ( soprannominato in seguito Blaurock a causa del suo mantello bleu ).  Siccome essi riflettevano sulla loro situazione apparentemente senza via di uscita, la paura si impadronì di loro.  Essi dunques si inginocchiarono e domandarono a Dio di ascoltare le loro preghiere e di guidarli.  Dopo che ebbero pregato, il prete George chiese a Grebel di battezzarlo.  Grebel dunque lo ribattezzò.  Allora gli altri chiesero al loro nuovo fratello George di ribattezzarli, cosa che egli fece.

Fino a quel momento Grebel aveva accuratamente evitato la rottura con la chiesa ufficiale per potere realizzare la Chiesa fedele alla Bibbia come egli la concepiva, una chiesa separata dal governo e che praticava il battesimo dei credenti.

Ormai dunque si sentiva libero di fondare una tale Chiesa.  Dopo tutto la Chiesa e lo Stato si erano uniti nei loro sforzi per mettere fine al suo minizterio e per mandare in esilio coloro che rifiutavano di obbedire ai loro ordini non biblici.

I Fratelli ( e così che essi si chiamavano fra di loro ) erano infatti cacciati dalla Chiesa di Stato.

Benchè riformata, in certi punti, la Chiesa di Stato era, in quel momento sempre cattolica di nome.  Dalle lettere di Grebel indirizzate a Muentzer, si comprende che Grebel era fermamente convinto della dottrina della chiesa sofferente.  Questa dottrina viene spesso identificata come la dottrina della “Nonresistenza”.  Il termine si basa sulle parole di Cristo ai Suoi discepoli “ Non resistete” all’uomo malvagio (Matteo 5:39).

 

Grebel diffonde l’idea della Chiesa Libera

Nel gruppo, tutti erano pieni di gioia e desideravano ardentemente rendere testimonianza ad altri.  Grebel stesso passò gli ultimi dieci giorni del gennaio 1525 a rendere testimonianza ai suoi amici della regione di Zurigo.  A febbraio e a Marzo, era nel cantone di Sciaffusa:  Verso la fine di marzo, egli ritornò nella regione di Zurigo.  Poi insegnò e rese testimonianza a San gallo, riportando il più grande successo della sua breve carriera.  Prima della domenica delle Palme aveva condotto 500 persone alla conversione in questo luogo.  Ciò gli diede la speranza che una chiesa libera sarebbe stata ben presto stabilita in Svizzera.

Passo il resto della primavera a Zurigo.  L’ultima lettera di lui che è stata conservata è datata 30 marzo 1525.

Era stata indirizzata al cognato, Gioacchino Von Watt  ( 1484 – 1551 ).

Watt, conosciuto sotto il nome di Vadian, era l’anziano rettore dell’università di Vienna; era anche  fisico, sindaco della citta di San Gallo e riformatore Zwingliano.

Nella lettera, Grebel  perora con eloquenza perché Vadian non faccia persecuzioni contro se stesso e i suoi discepoli.

Egli afferma anche la sua convinzione che i Cristiani devono vivere secondo le Scritture nella vita quotidiana.  Il tono di Grebel è talvolta vivace.  Pertanto egli si indirizza a Vadian dicendo “mio cognato e fratello nel Signore”.

Durante l’estate del 1525, Grebel ritorna alla casa della sua infanzia presso Grumingen, ad est di Zurigo.  A luglio, riceve l’ordine di comparire davanti al tribunale di Zurigo per avere diffamato un saggio di Zwingli sul battesimo.

L’otto di ottobre 1525, dopo una predicazione, viene arrestato ed imprigionato nel castello di Grumingen. Questo edificio era in altri tempi la sua casa.  Di là viene condotto a Zurigo per partecipare ad una terza discussione fra Zwingli e questi radicali o “anabattisti”  (Ribattezzatori).

Il 18 novembre i principali leaders del movimento: Grebel, Mantz e Blaurock vengono mandati in prigione a Zurigo.          Le visite non sono permesse.

Arrivano ad ottenere un nuovo processo che ha luogo il 5/6 marzo 1526.

Il 7 marzo sono tutti condannati alla prigione a vita.

Due settimane più tardi, arrivarono tuttavia a fuggire dalla prigione.

E’ probabilmente Jacob Grebel, senatore rispettabile di Zurigo e Zwingliano che li aiutò in questo.

Ben presto si vide Conrad Grebel predicare nei cantoni di Appenzell e dei Grigioni.

Morte di Grebel, Mantz e Blaurock

 

La salute di Grebel continuava a peggiorare.

Pellegrino, ammalato e stanco, giunse al villaggio di Mainefeld dove viveva sua sorella.  E’ lì che mori di peste durante l’estate del 1526.

Nel mese di ottobre di quell’anno, Zwingli fece decapitare il padre di Grebel a Zurigo.

Un anno e sei mesi soltanto erano passati da quando Grebel aveva contribuito a fondare il 21 gennaio 1525  a Zurigo, la prima moderna chiesa libera.

Nessun monumento indica il luogo in cui fu sepolto.  Il suo “monumento” consiste in più di mezzo milione di mennoniti sparsi nel mondo che osservano i punti più importanti della sua visione.  ( al momento che questo libretto va in stampa, si calcola che i mennoniti nel mondo abbiano superato il milione di persone.   – nota del redattore - )

Dopo essere evaso dalla prigione, Mantz vi ritornò a varie riprese.  Il suo ultimo arresto ebbe luogo il 3 dicembre 1526.  Questa volta fu condannato a morte per annegamento il 5 gennaio 1527.

Alle ore 15,00 Mantz fu condotto in riva al Limmat, fiume che attraversa la città di Zurigo.  Gli furono legati i piedi e le mani.  Piegarono il suo corpo con i gomiti più bassi delle ginocchia; fu bloccato in questa posizione con l’aiuto di un bastone.   Poi lo gettarono nell’acqua fredda del fiume.

Poco prima della sua esecuzione, gridò in latino: “ Fra le tue mani, o Signore, io rimetto il mio spirito”.

Quello stesso giorno arrestarono Blaurock e lo percossero quasi a morte.  Dopo di ciò, egli andò a predicare nel Tirolo austriaco.  Sembra che abbia convertito laggiù un migliaio di persone. 

Ma nel mese di agosto le autorità lo catturarono.

Fu duramente torturato e il 6 settembre morì bruciato vivo a Clausen, città che si trova oggi in Italia.

Poco prima di morire, sollevò le dita in un segnale convenuto prima con i suoi amici per avvertirli che avrebbe posto sempre la sua fiducia in Cristo.

Denck e i suoi colleghi dirigono il rinnovamento nell’Europa Centrale

Ci furono altri leaders nel movimento “anabattista” della Svizzera e della Germania del sud.  Fra di essi si trovava un certo Hans Denck.

Era noto soprattutto per questa bella affermazione:  “ Nessuno può conoscere veramente Cristo se non lo segue nella vita”.

Denck morì di peste nel novembre 1527, un anno dopo Grebel.

Hans Hut, brillante predicatore, ha convertito, si dice, più persone che tutti gli altri predicatori anabattisti riuniti.

Dovunque andava, in Baviera, in Svevia, in Franconia e in Moravia, attirava le folle, battezzava i nuovi convertiti e partecipava con loro alla Santa Cena.

Hut e Denck tennero una riunione che ebbe luogo ad Ausburg, nell’agosto 1527 per organizzare l’opera missionaria del movimento.

Dopo questa riunione, Hut restò nella città e fu arrestato come eretico.

Subì numerosi “esami” alla fine dell’autunno del 1527.  L’ultimo ebbe luogo il 6 dicembre.  Durante questi interrogatori era spesso torturato.  In ultimo, fu così duramente torturato che cadde in coma.

Suo figlio Filippo raccontò più tardi che, dopo essere stato trasportato nel suo letto di paglia, fece cadere una candela tanto giaceva nell’incoscienza.  La paglia prese fuoco e Hut morì bruciato.

L’indomani, si legò il cadavere di Hut ad una sedia, lo si trasportò in tribunale e lo si accusò d’avere tentato di appiccare il fuoco alla prigione per permettere agli altri prigionieri di fuggire.  Poi il suo corpo fu bruciato, condanna questa riservata agli eretici.

Balthasar Hubmaier fu uno degli anabattisti più conosciuti.

Era scrittore, difensore del battesimo dei credenti e difensore molto eloquente della tolleranza religiosa.

Molto presto egli rimise in onore la lavanda dei piedi nella chiesa e fu probabilmente il primo capofila anabattista a organizzare dei servizi di presentazione dei bambini.  Non si trattava di battezzarli, ma di presentarli a Dio, il battesimo veniva poi fatto solo quando erano grandi abbastanza da impegnarsi coscientemente e personalmente di seguire Gesù Cristo e di adottare la maniera di vivere che Egli propone ai suoi discepoli.

Dopo essere stato imprigionato e torturato Hubmaier fu bruciato vivo il 10 marzo 1528 all’esterno della città di Vienna.

Divergeva da Grebel e dai fratelli svizzeri sulla questione della non-resistenza.  Su questo punto, era più vicino ai partigiani della chiesa di Stato rispetto a questi ultimi.

In alcuni anni il movimento che egli aveva suscitato fu completamente distrutto.

Jacob Hutter, capo riconosciuto degli Anabattisti pacifisti d’Austria e in particolare del Tirolo, fu chiamato ad organizzare una assemblea anabattista, composta soprattutto di rifugiati della Svizzera, della Germania del sud e dell’Austria, la quale aveva adottato un regime comunitario.  Stabilita dapprima a Nikolsburg, sulle terre dei baroni del Liechtenstein, questa assemblea si scisse e una parte dei membri si rifugiò ad Austerlitz dove adottò un sistema comunitario secondo Atti 2:42-47.

E’ lì che Jacob Hutter si congiunse ad essi.

Le persecuzioni costrinsero gli “Hutteriti” a stabilirsi in Moravia, in Slovacchia, in Transilvania, poi in Russia, in America del Nord e del Sud dove sussistono ancora oggi.

 

Pilgram Marpeck, scrittore notevole, visse e servì principalmente nella Germania del Sud.  Sembra che abbia avuto un gruppo di discepoli che differiva molto poco dai discepoli degli anabattisti svizzeri.

 

Seattler chiarifica gli Insegnamenti Anabattisti 

Michel Sattler, convertitosi nella Germania del Sud nel 1525, mise per iscritto in maniera concisa e chiara i fondamenti della teologia dell’anabattismo svizzero.  Anziano, minore benedettino, Sattler venne a Zurigo con sua moglie nella primavera del 1525 2 si unì al gruppo di Grebel.  Sopravvisse quasi nove mesi a Grebel e durante questo tempo molto breve, rese un grandissimo servizio alla comunità anabattista.

Sattler si diede da fare per aiutare gli anabattisti a superare la tendenza o la debolezza che consiste nel predicare “ la sola fede”.  Condusse i fratelli allo spirito dell’unità in occasione della famosa riunione che si tenne il 24 febbraio nel villaggio svizzero di Schleitheim.  ( nel dialetto svizzero, si pronuncia Schlaten ).

Durante questa riunione il gruppo si mise d’accordo su sette articoli di fede.  Questi articoli di fede, dapprima copiati poi stampati, circolarono rapidamente fra gli Anabattisti. 

I punti principali dell’intesa di Schleitheim sono i seguenti:

1.       Saranno battezzati solo i credenti che camminano nella resurrezione ( cioè che danno prova di una vita cambiata dalla potenza di Dio ).

2.       I membri che si volgono ad una vita di peccato e che si rifiutano di ritornare ad una vita fedele di discepolo, si vedranno privati della loro qualità di membro.

3.       Coloro che desiderano rompere insieme il pane  ( la Santa Cena ) devono essere uniti nella fede per mezzo del battesimo dei credenti prima di prendere la Cena del Signore.

4.       I Cristiani devono vivere una vita santa separata dai peccati della vita della società circostante.

5.       L’assemblea sarà servita da pastori.  Il loro dovere è di predicare la Parola di Dio, di presiedere alla Santa Cena e di vegliare al buon cammino della Comunità.

6.       I discepoli devono, in tutte le circostanze, prendere lo stesso atteggiamento del Signore sofferente.  Essi non utilizzano mai la forza, la violenza e non fanno mai la guerra.

7.       Obbedendo strettamente agli insegnamenti di Gesù Cristo, i membri non prestano mai giuramento, anche un giuramento civile.  Essi si contentano di affermare la verità così come la vengono a conoscere.

 

Sattler scrive abbondantemente su dei soggetti diversi:  I benefici della morte di Cristo, Le due specie di obbedienza, Avvertimenti contro i falsi profeti, Come interpretare la Bibbia, Il divorzio.

Chiaramente i capi cattolici della Germania del Sud non accettarono l’insegnamento e gli scritti di questo ex monaco.  Egli dunque fu messo in prigione a Binzdorf.  Undici settimane dopo, lui ed altri anabattisti furono condotti a Rottenburg per esservi giudicati e giustiziati.  Nove capi di accusa furono presi in considerazione contro Sattler.  Gli rimproveravano di:

1.       D’avere disobbedito al mandato imperiale.  ( egli lo negò )

2.       D’avere rigettato il potere magico del pane e del vino – la transustanziazione -  ( egli l’ammise ).

3.       D’avere rigettato l’estrema unzione – l’unzione dei malati praticata per prepararli a morire  ( egli sostenne che ciò non era quello che l’apostolo Giacomo insegna ).

4.       D’avere affermato che il battesimo dei neonati non salva ( egli l’ammise ).

5.       Di disprezzare Maria, madre di Dio ( egli affermò che non disprezzava Maria, ma che rigettava l’idea ch’essa potesse essere mediatrice fra Dio e gli uomini ).

6.       Di essersi opposto a che si presti giuramento ( egli l’ammise ).

7.       Di raccomandare che si prendano il pane e il vino mescolati in un piatto quando si fa la Santa Cena ( nessuna risposta registrata ).

8.       D’aver violato i suoi voti monastici sposandosi ( egli sostenne che il Nuovo Testamento gli dava il permesso di farlo ).

D’avere detto che, se una invasione Turca avesse avuto luogo e se avesse dovuto combattere, avrebbe preferito battersi accanto ai Turchi  ( ammise di essere colpevole per questa accusa, dicendo che i Turchi non sapevano quel che facevano, ma che i Cristiani che fanno la guerra sono dei Turchi nello spirito! )

Alla fine del processo, il cancelliere era furioso.  Dichiarò che giustiziare Sattler con la spada sarebbe stato rendere un servizio a Dio.  I ventiquattro giudici uscirono, poi rientrarono ben presto, annunciando una sentenza orribile: gli dovevano strappare la lingua.

Sarebbe stato in seguito torturato col ferro rovente, poi bruciato sul rogo.  La sentenza fu eseguita intorno al 20 maggio del 1527.  La coraggiosa sposa di Sattler seguì il marito e subì il martirio alcuni giorni più tardi.

Sattler ha espresso le verità fondamentali alle quali i Mennoniti sono legati ancora oggi:

1.       L’esperienza della nuova nascita, spiegata in Giov. 3:1-21.

2.       L’amore e l’obbedienza a Cristo secondo le Scritture.

3.       L’unione a Cristo per mezzo della fede.

4.       Il battesimo d’acqua per i credenti che sono risuscitati spiritualmente a una nuova vita in Gesù Cristo.

5.       Una chiesa disciplinata nella quale i credenti s’incoraggiano scambievolmente a vivere fedelmente da discepoli di Gesù Cristo.

6.       L’unità spirituale fra fratelli e sorelle prima di prendere la Santa cna.

7.       La santità di cuore e di vita.

8.       La separazione fra la Chiesa e lo Stato – principio della chiesa libera.

9.       La direzione delle assemblee assicurata dagli anziani.

10.     La dottrina dell’amore sofferente, o non-resistenza, della vittoria sul male per mezzo del bene.

11.     L’espressione della verità per mezzo di semplici dichiarazioni: mai giuramenti.

12.     Un cuore cambiato che brucia dell’amore di Dio.

 

L’Anabattismo nei Paesi Bassi

L’uomo che fu il portatore della visione del rinnovamento nella chiesa verso il Nord dell’Europa e nei Paesi Bassi, non apparteneva egli stesso al gruppo dei fratelli Svizzeri.  Si tratta  di un certo Melchiorre Hofmann, che cominciò col predicare la dottrina di Lutero verso il 1523.

Già dal 1525, si scostava da Lutero su parecchi punti – In particolare:

•         Per il suo approccio ai testi biblici, piuttosto simbolico che letterale.

•         Per il suo grande “interesse” per i libri profetici della Bibbia, soprattutto per l’ultima parte del libro di daniele e l’Apocalisse.

•         Per la sua credenza nella rivelazione speciale accordata individualmente alle persone nei sogni e nelle visioni.

Melchiorre Hofmann scrisse molto.  I suoi temi non luterani escono fuori chiaramente dai suoi numerosi scritti.

Nel 1526 pubblicò un testo su Daniele 12 e i segni del giudizio finale.  Prima di quest’epoca egli era giunto a concepire la santa Cena come una cerimonia commemorativa  ( simbolica ).

Si augurava anche una più grande libertà affinché i diversi gruppi religiosi potessero esprimere le loro idee.  Era contrario al giuramento, era egualmente e risolutamente non-violento.  Su questi ultimi punti era d’accordo con alcuni anabattisti incontrati nel 1530 a Strasburgo, sotto l’influenza dei quali adottò il battesimo degli adulti.

Pensò che il Signore sarebbe ritornato nel 1523 ( Non era l’unico riformatore a pensarla a questo modo )

Nel 1530 pubblicò tre piccoli libri:

1.       Le tribolazioni degli ultimi tempi.

2.       Segni e prodigi ( prima della fine del mondo )

3.       Commentari sull’Apocalisse.

Due anni più tardi pubblicava un libro sull’epistola ai Romani.

 

Il Nord dei Paesi Bassi

 

Nel 1523 Melchiorre Hoffmann si trovava di nuovo a Strasburgo, dove pubblicò un ultimo libro  “ In merito alla spada”  ( introvabile oggi ).

Pensando che il ritorno di Gesù Cristo fosse imminente, invitò le autorità della città ad arrestarlo e a metterlo in prigione in attesa di quel giorno.  Lo gettarono in una miserabile prigione senza né porta né finestra, solo un buco nel soffitto.  Fu dapprima molto felice, ma la sua attesa fu vana.  Siccome gli rifiutavano della carta, per scrivere utilizzò a questo fine le lenzuola del suo letto ( che bruciarono durante la guerra franco-prussiana del 1870-71 )

Nel 1543 dopo dieci anni difficili in quella prigione, Melchiorre Hofmann morì.

In molte maniere, l’Hofmann è un personaggio tragico; ciò nonostante, diffuse nei Paesi Bassi e nella Germania del Nord, un anabattismo leggermente colorato delle idee che gli erano proprie.  Gli anabattisti in questi luoghi adottarono la sua idea sulla incarnazione.  La sua teoria era che in fondo anche se beata, Maria rimaneva una persona peccatrice, e perciò non poteva mettere al mondo il Figlio di Dio che è senza peccato.  Così come è impossibile che una madre possa produrre un uovo, per cui lui sosteneva che Maria non ha contribuito in nulla nel formare la natura di Gesù. Lui, Gesù, era “dentro” Maria, ma non “di” Maria.  Più in la nel tempo, gli Anabattisti Olandesi respinsero questo insegnamento.  Nei suoi sforzi evangelistici fondò un’assemblea anabattista a Emden.  La sua influenza sugli sviluppi dell’anabattismo nei Paesi Bassi è innegabile.

 

 

Capitolo  Quarto

MENNO  SIMMONS E

L’ANABATTISMO OLANDESE

Due movimenti religiosi emersero dall’insegnamento di Melchiorre Hofmann.

Da una parte un movimento condotto da un olandese fanatico, Jan Matthijs, che scomparve negli avvenimenti sanguinosi della città di Mùnster in Germania, dall’altra parte un anabattismo pacifico condotto all’inizio da Jacob of Campen e da due fratelli, Obbe e Dirk Philips, sostenitori, come Hofmann, della non-resistenza.

Mùnster, in Westfalia, era allora una città episcopale e un centro commerciale legato alla lega Anseatica.  La riforma Luterana vi fu predicata da Bernardo Rothmann, ex prete cattolico che criticava il battesimo dei fanciulli.  Egli insisteva anche sul dovere che hanno i ricchi di condividere i loro beni con i poveri.

Essendo stati favorevoli le circostanze economiche nel 1533, molti rifugiati arrivarono nella città e fra loro molti discepoli di Hofmann.  Uno di costoro, Giovanni de Leyde, pensò che il Regno di Dio stava per stabilirsi a Mùnster e non a Strasburgo come aveva creduto Hofmann.  ( d’altra parte quest’ultimo era in quel momento in prigione in quella città ).  Attirò a Mùnster il capo del movimento anabattista olandese Jan Matthijs che venne a stabilirvisi con molti discepoli.

Quest’ultimo divenne praticamente il sindaco della città e ordinò il ribattezzamento di tutti, il che provocò la partenza dei cattolici e dei luterani.  Il vescovo-conte pose allora il seggio davanti alla città.  Matthijs fu ucciso durante un tentativo di uscita dalla città. 

Jean de Leyde organizzò allora una dittatura di regime comunitario e si lasciò andare a delle stravaganze.  Gli eserciti del Vescovo-conte entrarono nella città a tradimento e l’aventura terminò in un bagno di sangue.  Ma non tutti gli anabattisti olandesi erano fautori della violenza.

Obbe e Dirk Philips, originari dei Paesi Bassi, avendo approfondito la loro conoscenza delle Scritture, abbandonarono rapidamente la maggior parte delle teorie di Hofmann, quelle che egli aveva aggiunto all’anabattismo olandese, per esempio l’insistenza sugli avvenimenti futuri, la credenza in un regno politico di Gesù Cristo sulla terra, l’insistenza sui sogni, le visioni e le rivelazioni speciali.  Non furono comunque capaci di eliminare la strana teoria di Melchiorre Hofmann sulla incarnazione.

Obbe e i suoi colleghi arrivarono a delle concenzioni molto simili a quelle di Conrad Grebel e Michel Sattler , pur tuttavia non essendo mai stati in contatto con loro, è bene questo sottolinearlo.

 

Menno  Simons  Diventa   un  Leader

I Mennoniti prendono il loro nome da quello del riformatore anabattista Menno Simons che si unì agli Obbeniti  ( discepoli di Obbe Philips ) nel 1536.

Egli fu sicuramente influenzato dal loro insegnamento.

Menno Simons nacque a Witmarsum in Frisia verso la fine del 1495 o l’inizio del 1946.  Non si sa niente della sua infanzia, della sua giovinezza o dei suoi studi.  Fu ordinato prete della  chiesa Cattolica nella primavera del 1524.  Per sette anni servì nella parrocchia di Pinjum, non lontano da Witmarsun  suo luogo natio.  Poi a Witmarsum stesso dal 1531 fino al gennaio 1536, data nella quale rinunziò definitivamente al cattolicesimo.

 

 

Menno Simons Scopre le Scritture

All’inizio, Menno fu un prete fekice, soddisfatto, oratore apprezzato, che non si poneva affatto questioni di coscienza nei confronti della fede cattolico-romana.  Tre fattori vennero a cambiare questo.  Dapprima, a partire dal secondo anno del suo sacerdozio, Menno cominciò a porsi una serie di domande riguardanti l’Eucarestia.  Il pane si cambia veramente nel corpo di Cristo durante la Messa?  Egli confessò dapprima i suoi dubbi al suo curato, ma la questione restava per lui in sospeso.

Secondo la sua stessa affermazione non aveva mai letto la Bibbia.  S’era accontentato, fino a quel momento, di ciò che gli insegnava la chiesa.

Questa volta, per trovare la pace dello spirito, cominciò a leggere il Nuovo Testamento.  Solo verso il 1528 trovò conforto allorché fu rassicurato sulla sua salvezza mediante il trattato di Lutero nel quale si afferma che “l’atto di non riconoscere le dottrine umane, non avrebbe mandato nessuno all’inferno”.  Continuò dunque nel suo ufficio di prete, ma non credeva più alla dottrina della transustanziazione.

Il secondo “shock” avvenne quando Sicke Freerks Snijder, uomo pio e stimato, fu decapitato il 10 marzo 1531 per essersi fatto ribattezzare.

Menno non aveva, fino a quel momento, mai sentito parlare di ribattezzamento.  Un nuovo timore si impadronì di lui.  Era possibile che la chiesa cattolica fosse nell’errore in ciò che concerne i due sacramenti più importanti:  l’Eucarestia e il Battesimo?

Consultò le opere dei riformatori, Lutero, Bullinger, Bucero e quelle dei Padri della Chiesa, senza trovare una risposta soddisfacente.  Prese allora ad esaminare le Scritture.  E questa volta ancora dovette concludere che la sua chiesa era legata ad una dottrina del battesimo che era falsa.  Ciò nonostante rimase ancora nel suo ufficio.

 

Conversione di Menno Simons

Il terzo fattore che portò Menno a lasciare la Chiesa romana fu la partecipazione del suo stesso fratello ad una rivolta di anabattisti violenti contro il governo e  la sua morte il 7 aprile 1535. Per Menno, suo fratello non seguiva la verità del vangelo, ma aveva avuto il coraggio di morire per le sue convinzioni.  Egli stesso, Menno, ora conosceva la verità del Vangelo, ma non aveva il coraggio di prendere posizione.  Fu allora che Menno fece l’esperienza della conversione, si volse verso il Signore in un atteggiamento di pentimento e di fede e fu trasformato.  Per nove mesi ancora, rimase al suo posto, sperando di condurre molti membri della sua chiesa alla salvezza in Gesù Cristo.

Ma la domenica del 30 gennaio 1536, abbandonò la sua parrocchia e il suo sacerdozio e si unì alla schiera pacifista di Melchiorre Hofmann, a loro volta chiamati anche Obbeniti, ( seguaci di Obbe Philips ).  Menno si fece allora ribattezzare.

 

Menno diviene Anziano

Per quasi un anno, Menno non ebbe affatto un ministerio pubblico.  Di tempo in tempo egli convertiva un’anima e l’accoglieva nella comunità obbenita.

Verso il 1536,  sposò Gertrude un donna pia dalla quale ebbe diversi figli.

Un anno dopo che si unì agli Obbeniti, alcuni fratelli lo pregarono di accettare di diventare anziano del loro gruppo.  Menno all’inizio rifiutò, ma i fratelli insistettero.  Dopo avere cercato la guida di Dio, accettò e fu consacrato anziano nella provincia di Groningue.

Menno servì in Olanda, dal 1536 al 1543, poi nel Nord-Ovest della Germania, dal 1543 al 1546 soprattutto intorno a Colonia e infine nell'Hollstein allora sotto il dominio danese, dal 1546 al 1561.

 

 

Menno Scrive

Menno scrisse più di una ventina di libri e di trattati che furono un aiuto prezioso alle comunità disperse, e talvolta i suoi scritti aiutarono a stabilire e mantenere insieme le assemblee del Nord.

Menno viaggiò molto.  Divenne anziano principale con il ruolo di supervisore (cioè sovrintendente).  Dava consiglio e fortificava gli anziani e i predicatori in Olanda e nella Germania del Nord.

Menno morì il 31 gennaio 1561, venticinque anni e un giorno dopo essersi unito agli Obbeniti.

 

 

Menno   Insegnò   una   Fede  Neotestamentaria

Menno era un teologo del Nuovo Testamento.  Insegnò le dottrine fondamentali della Riforma quali: la salvezza per grazia mediante la fede, la Bibbia sola autorità in materia di fede e di etica.

Rigettava l’autorità della tradizione della chiesa.  Insegnava e difendeva le dottrine anabattiste quali:  la chiesa libera separata dallo Stato, il battesimo dei credenti, l’amore cristiano ( agape ), la non-resistenza, una forma di chiesa non gerarchica, l’obbedienza fedele a Gesù Cristo.

Insegnava la santità della vita, senza tuttavia credere che si possa divenire assolutamente perfetti.  Insisteva sulla grazia di Dio, ma non sottovalutava l’obbedienza alla Parola.

Credeva al ritorno personale di Gesù Cristo come salvatore e giudice alla fine dei tempi, ma non insegnava il Regno di Cristo per mille anni sulla terra.

Considerava la Bibbia come la Parola di Dio, ma si lasciava andare a delle interpretazioni letterali senza fondamento.  Accordava molto spazio a Gesù Cristo nella sua interpretazione della Scrittura, ma non insegnava una religione centrata su “ Solo Gesù “.  Insegnava, al contrario, l’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Menno difendeva anche la pratica di una stretta disciplina nella Chiesa, che poteva consistere talvolta nell’interrompere ogni contatto con delle persone escluse dalla comunità e ciò fino al loro pentimento.

Fu Obbe Philips che aveva messo in piedi questa pratica ( in tedesco “Meidung” ) per preservare la chiesa dal pericolo che rappresentava l’anabattismo violento di tipo mùnsteriano.

L’influenza di Menno fu molto grande, poiché meno di 10 anni dopo che egli si unì ai pacifici Obbeniti, cominciavano a chiamarli “Mennisti”, ciò che in seguito porto all’uso del termine “Mennonita” che noi conosciamo oggi.   

 

Capitolo  Quinto

EMIGRANTI 

DALL’EUROPA   CENTRALE

 

Emigrazione in Europa Occidentale

 

Il movimento anabattista scomparve completamente nel cantone di Zurigo.

Per contro si sviluppò e si mantenne nel cantone di Berna, malgrado le persecuzioni e le partenze che esse provocarono.  Da questo cantone, i rifugiati vennero a stabilirsi in quello di Neufchatel, nel Giura Bernese, in Alsazia, nel Palatinato, e nella Germania del Sud, Paesi nei quali essi godettero di una tolleranza relativa e spesso passeggera anche al prezzo di un isolamento sociale e geografico, risiedendo in regioni montuose o remote.  Così quando l’Alsazia divenne francese, un editto di Luigi XIV, nel 1712, ne obbligò un gran numero a ripartire per stabilirsi nella Lorena, nel paese di Montbéliard e nel Ducato dei Due-Ponti, regioni che non dipendevano allora dal Re di Francia.

Nel 1660, gli anabattisti alsaziani adottarono la confessione di fede dei mennoniti Olandesi (confessione di fede di Dortrecht).

Verso il 1963, un anziano dell’assemblea di Santa Maria alle Mine, Jacob Amman, bandì una stretta disciplina di vita ed una scomunica rigorosa per quelli che non volevano sottomettersi.  Siccome egli praticò questa scomunica verso coloro che non la pensavano come lui, creò uno scisma nel quale entrarono praticamente tutte le assemblee Alsaziane ed alcune del Palatinato, nella Germania del Sud e in Svizzera.  Se le assemblee di Francia hanno ora abbandonato il rigorismo “Amish”, quest’ultimo persiste ancora negli Stati Uniti dove alcune comunità, portando questo nome, hanno conservato il metodo di vita e di lavoro del 17° secolo.

 

Emigrazione Verso  l’Europa  dell’Est

 

Dopo le terribili persecuzioni delle prime generazioni, le assemblee mennonite dell’Olanda conobbero un bel periodo di prosperità, nel tempo questa crescita è però diminuita.  Il racconto di questa crescita è molto ben descritto nel libro “Lo specchio dei Martiri”.  Questo libro, la cui prima edizione apparve in Olanda nel 1780, presentò delle notizie su circa 800 martiri, dai tempi apostolici fino al 16° secolo.  Contiene anche delle confessioni di fede, fra cui quella di Dortrecht, un riassunto di storia ecclesiastica e di poemi religiosi.  Il libro è ancora reperibile nella traduzione Inglese con diverse ristampe fatte tra il 1938 e il 1972.

Negli anni 1540-1550, delle solide colonie furono create nella regione di Danzica in Prussia (attualmente Polonia).  Dopo duecento anni queste colonie cominciarono ad essere sovrappopolate.  La Russia aveva vasti territori vergini e il governo russo si augurava di vederli valorizzati.  Esso invitò dunque degli agricoltori tedeschi, in particolare dei Mennoniti che avevano acquistato una solida reputazione nel demanio agricolo, a venire in Russia per coltivarvi queste terre.  Come contro-partita, si promettevano loro certi vantaggi, in particolare per i Mennoniti l’esenzione da ogni servizio militare.

Un primo convoglio di carri lasciò la regione di Danzica nel 1788 e giunse l’anno seguente in Ucraina, a Nord del Mar Nero.  Questo primo gruppo stabilì la colonia di Chortitza o Vecchia Colonia.  Nel 1802 una colonia più importante, Molotschna, veniva stabilità a circa 1.500 Km a sud-est di Chortitza.

Nel 1853, l’enorme colonia di Amtrakt si stabiliva nella provincia di Samara e sei anni più tardi veniva creata la colonia di Alexandertal, ugualmente nella provincia di Samara.

A partire da queste quattro colonie madri, 52 colonie figlie furono create a poco a poco.  Nel 1880 una colonia si stabilì nel Turkestan, nell’Asia Centrale.  In totale, 10.000 Mennoniti emigrarono in Russia.

Dapprima la vita fu molto rude, ma in seguito i Mennoniti prosperarono ed alcuni divennero molto ricchi.

Johann Cornies ( 1789- 1848 ), organizzatore di talento, aiutò molto nel miglioramento dell’agricoltura e delle scuole agricole.  Contribuì anche a fortificare la vita di chiesa.  Verso il 1860, un bel risveglio religioso si manifestò e portò alla formazione di una chiesa particolare che si chiamò Chiesa dei Fratelli Mennoniti.

Questa chiesa fu all’origine del risveglio missionario fra i Mennoniti Russi.  Le colonie ingrandivano e si sviluppavano: si crearono delle scuole di ogni tipo, officine, istituzioni per handicappati, ospedali, ecc.  Certi Mennoniti erano grandi proprietari.

Verso il 1870, nuove leggi russe, fra le altre l’obbligo del servizio militare per tutti, provocarono la partenza di circa 18.000 Mennoniti per gli U.S.A e il Canada.  Fu una perdita pesante per il gruppo, ma un colpo più terribile ancora li raggiunse al tempo della rivoluzione russa del 1917. 

Durante questa rivoluzione e il periodo che seguì, i Mennoniti poiché parlavano tedesco ( si era, non bisogna dimenticarlo, al tempo della prima guerra mondiale ) e poiché erano talvolta molto ricchi, subirono perdite materiali e umane per effetto di certi elementi della popolazione russa e dei predoni.  Essi perdettero inoltre le loro libertà ed ebbero a soffrire dure persecuzioni.

Dal 1922 al 1930, circa 25.000 Mennoniti lasciarono la Russia.  Di questi, 21.000 circa si stabilirono nel Canadà e il resto s’impiantò nel Messico, nel Brasile e nel Paraguay.

Dopo la seconda guerra mondiale, 7.000 persone si stabilirono ancora nel Canada e 5.000 in Argentina, in Uruguay e ancora nel Paraguay  ( queste statistiche risalgono al 1975 ). 

Nonostante tutto, si calcola che circa 55.000 Mennoniti, vivono ancora oggi in Russia.  La metà di questi discendono dal gruppo originario degli emigrati, mentre l’altra metà sono formati dai Fratelli Mennoniti, quel nuovo gruppo che si formò nel 1860 a seguito di un risveglio.  Ancora ora, numerose famiglie Mennonite Russe emigrano nella Germania dell’Ovest secondo i termini di un nuovo accordo di emigrazione (n.d.t.:  queste ultime informazioni risalgono al 1977 ).

 

 

I  Mennoniti  Arrivano  nel Nord America

Numerosi Mennoniti russi hanno trovato dunque in America una terra d’asilo, ma i Mennoniti europei avevano, già da lungo tempo, trovato su questo continente, la libertà religiosa e terre da coltivare.  Fin dagli anni 1640-1650 si trovano dei Mennoniti Olandesi a Nuova Amsterdam ( oggi New York ) e nel 1660 nel Delaware.

E’ comunque nel 1683, a Germantown, in Pennsylvania, che fu realizzato il primo insediamento permanente.  Nel 1690, si scelse il primo predicatore, William Rittenhouse.

I primi battesimi e la prima celebrazione della Santa Cena ebbero luogo nel 1708.

La prima sala di riunioni fu costruita lo stesso anno.  I primi Mennoniti di Germantown venivano da Krefeld in Germania, ma la maggior parte di quelli che vennero a stabilirsi dopo il 1707 erano di origine Svizzera.  Alcuni venivano direttamente dalla Svizzera, altri dal Palatinato, in Germania del Sud, dove avevano vissuto una o due generazioni.  Con i loro vicini Riformati e Luterani, portarono il dialetto tedesco del Palatinato.  Questo dialetto, mescolato di inglese, si chiama “Pennsylvania Dutch “ ( tedesco di Pennsylvania ) ed è ancora usato oggi.

Durante il 18° e il 19° secolo, le ondate di emigrazione si succedettero.  Amish e altri Mennoniti venuti dalla Germania, dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Galizia, e dalla Volinia, si stabilirono nell’Ohio, nell’Ontario, nell’Illinois, nell’Indiana, nel Kansas e nel Sud-Dakota.

Oggi più di 300.000 Mennoniti vivono nell’America del Nord, il 70% negli Stati Uniti, il 30% nel Canada.  Diecimila circa vivono nel Messico.

Essi hanno raggiunto laggiù una prosperità che non avevano mai conosciuto in Europa, escluso in Olanda nel 17° secolo e in Russia nel 18° secolo.

 

L’opera missionaria

Abbiamo appena visto l’estensione del movimento Mennonita per mezzo della emigrazione, ma la comunità mennonita mondiale si è anche molto ingrandita in ragione del lavoro missionario.  Questo lavoro dura solo da 125 anni.  I primi anabattisti pacifici prendevano molto sul serio il dovere missionario della Chiesa; è per questo che nel 16° secolo il movimento si diffuse molto rapidamente nei paesi di lingua tedesca e nei Paesi Bassi.

Ma la persecuzione fu molto dura e dopo una generazione o due, i Mennoniti si ripiegarono nel silenzio, e gli sforzi missionari cessarono.

Ciò nonostante, questi sforzi ripresero progressivamente durante la metà del 19° secolo.

L’interesse per il movimento missionario all’estero cominciò in Olanda.

Di là passò lentamente in Russia, poi in Germania, in Francia, in Svizzera e in America.   Esso ha raggiunto praticamente tutti i continenti.  Noi ne vedremo il risultato nel corso del capitolo seguente che abbozza un quadro rapido della situazione attuale dei Mennoniti nel mondo.

 

Capitolo  Sesto

I  MENNONITI

NEL  MONDO

 

In America del Nord

E’ in America, e specialmente nell’America del Nord, che i Mennoniti sono più numerosi.  Discendendo specialmente dagli immigrati Europei, hanno conservato ciascuno la loro particolarità.

Si sono raggruppati in associazioni che si chiamano “Conferenze”.

La più importante di queste si chiama semplicemente “La Chiesa Mennonita”.  Questo gruppo conta circa 96.000 membri negli U.S.A e 9.000 nel Canada.

Nel 1860 un leader progressista della Pennsylvania, John Oberholtzer fondò la Conferenza Generale dei Mennoniti” che riunisce oggi soprattutto i discendenti degli emigrati venuti dallaRussia, che ammontano a circa 35.000 membri negli U.S.A e circa 21.000 nel Canada.

Il terzo grande gruppo in America del Nord è quello dei “Fratelli Mennoniti” sorto dal movimento di risveglio che ha avuto luogo in Russia nel 1860.

Esso si dedica molto alla missione e all’evangelizzazione.  Comprende circa 35.000 membri.  Esistono altresì dei gruppi più piccoli.  Il più celebre di essi è quello del “Vecchio Ordine Amish” che conta circa 25.000 membri battezzati.  Sono i discendenti dello scisma di Jacob Amman.

Il turismo e il movimento ecologico di ritorno alla natura li hanno fatti conoscere perché rifiutano la maggior parte delle invenzioni moderne

Gli Utteriti rassomigliano un po’ agli Amish”, ma vivono in comunità chiamate “Bruderhof”.  E’ il solo gruppo di questo tipo che è sopravvissuto a 400 anni di vita comunitaria integrale.  Nessun tipo di denaro circola fra i membri.

Essi parlano assieme agli Amish il loro dialetto tedesco tradizionale.

I “Fratelli in Cristo” praticano la festa delle Agapi della chiesa primitiva e battezzano per immersione.  Sono circa 12.500.

I Mennoniti americani hanno numerose attività: scuole domenicali, missioni interne ed estere, servizio per obiettori di coscienza.

Hanno altresì numerose scuole, licei ed istituti universitari, istituti biblici, facoltà di teologia, case editrici, ecc. ecc.

Hanno donato senza badare a spese per venire in aiuto a tutti coloro che sono nel bisogno.  Hanno affidato quest’opera di soccorso ad un organismo comune: Il  “ M.C.C. “  ( Mennonite Central Commitee -  Comitato Mennonita Centrale ).  Questo organismo ha già inviato centinaia di delegati che distribuiscono soccorsi in quantità notevoli nei Paesi colpiti dalla guerra, dalla carestia o da cataclismi e ciò nel mondo intero.

L’opera è fatta “ Nel nome di Cristo”.  Si possono trovare dei dettagli su queste attività nel “Mennonite Yearbook” per l’America del Nord, il “Doopsgezind Jaarboeke” olandese, il “Gemeinde Kalender” tedesco e le pubblicazioni della “Conferenza Mennonita Mondiale” la cui sede si trova  a Lombard nell’Illinois. (n.d.r.: attualmente si trova a Strasburgo in Francia ).

 

In Europa

Nel 17° secolo, i Mennoniti Olandesi conobbero la prosperità e divennero molto numerosi, forse 120.000 membri battezzati, ma un terribile declino seguì questo periodo e verso il 1.800, la Chiesa Mennonita olandese era molto vicina ad estinguersi.  Per sopravvivere le assemblee unirono i loro sforzi nel sostenere la facoltà di teologia di Amsterdam e nell’aiutare le chiese più deboli ad ingrandirsi.  Questo sforzo portò frutto per un certo tempo.  Pertanto il declino ha ripreso e oggi il numero dei membri non cessa di diminuire.

Nel 1976 c’erano circa 26.000 membri divisi in 143 assemblee.  Sforzi vigorosi sono stati intrapresi per ribaltare questa tendenza, soprattutto da parte di una organizzazione chiamata il “G.D.B.” iniziali delle parole che significano: Opera Mennonita Comunitaria.

La luce non deve spegnersi nel paese di Menno Simons!

In Germania il movimento anabattista originale è stato in gran parte distrutto dalle persecuzioni.  I Mennoniti tedeschi sono attualmente raggruppati in tre associazioni: l’una in Germania del Sud i cui membri sono piuttosto di origine Svizzera, mentre quella del Nord è di origine olandese: il terzo gruppo è costituito dai Mennoniti provenienti dalla Russia dopo la guerra. Si contano circa 15.000 membri, in una sessantina di assemblee.

In Francia e nel Lussemburgo, le assemblee sono state molto indebolite dall’emigrazione in America, la dispersione delle famiglie e la loro dissoluzione nel circondario.  Molte fra di esse sono scomparse.

Il più forte nucleo è costituito dai discendenti di coloro che hanno potuto rimanere nella regione che va dall’alta Alsazia al paese di Montbéliard.

I Mennoniti francesi hanno beneficiato nel 20° secolo d’un risveglio pietista-revivalista che ha rallentato la loro diminuzione.

 

Esistono tre assemblee nel Lussemburgo e 25 in Francia; tre di queste sono il frutto del lavoro missionario americano; esse rappresentano al massimo 2.000 membri.  Separate in due associazioni principalmente per una questione di lingua, esse si sono appena raggruppate in una sola, al fine di coordinare meglio gli sforzi comuni.

Le assemblee svizzere sono state molto indebolite nella prima metà del 19° secolo per l’emigrazione in America.  Attualmente ci sono 17 assemblee divise soprattutto nella regione di Basilea, L’Emmenthal e il Giura Bernese.

Esse raggruppano circa 2.700 membri ed hanno conosciuto dopo il 20° secolo dei bei periodi di risveglio.  Grazie al lavoro missionario lanciato dai Mennoniti Americani, ci sono egualmente cinque piccole assemblee in Austria con 170 membri, una piccola assemblea in Italia con 48 membri ( al momento in cui questo libretto viene tradotto e stampato, in Italia ci sono 7 assemblee con circa 250 membri ).

Tre comunità esistono in Belgio ( di cui una di lingua spagnola ) e una a Londra.

Nei quattro Paesi: Olanda, Germania, Francia, e Svizzera ci sono dei Comitati di Missione che animano il lavoro missionario interno e all’estero ( Africa-Indonesia-America ).  Questi comitati di Missione si sono riuniti in una organizzazione chiamata “EMEK, Società Mennonita Europea di Evangelizzazione, che raggruppa gli sforzi..

I Mennoniti Europei perseguono anche una azione sociale: case di anziani e di fanciulli, centri per disabili e differenti organismi di soccorso per coloro che sono nella miseria.

Essi, in collaborazione con i Mennoniti Americani hanno fondato “La scuola Biblica Mennonita Europea” che si trova a Liestal  presso Basilea, in Svizzera.

Dalla fine del 18° secolo alla prima guerra mondiale, le Chiese Mennonite d’Europa abbandonarono progressivamente la dottrina della non-resistenza.  Cominciarono ad accettare il servizio militare, dapprima nei Paesi Bassi, poi in Germania, in Francia ed infine in Svizzera.  Dopo la seconda guerra mondiale, c’è un rinnovamento d’interesse per l’impegno non-resistente.

Nella maggior parte di questi paesi, è ora possibile compiere un servizio civile nel quadro della legge sull’obiezione di coscienza.

La Svizzera fa eccezione e gli obiettori di coscienza vi ricevono condanne in prigione dopo un giudizio davanti ad un tribunale militare.  In questo Paese si può solo ottenere d’essere assegnati ad un posto non di combattimento nell’esercito, generalmente nei servizi medici.

( n.d.t.: I Mennoniti Italiani insegnano la dottrina della non-resistenza ed incoraggiano il servizio civile quale obbiettori per motivi di coscienza, ma lasciano la libertà di scelta al singolo individuo ).

I 42.000 Mennoniti d’Europa costituiscono il più piccolo gruppo Mennonita di tutti i continenti, a meno che non si contino i 55.000 Mennoniti dispersi attraverso la Russia.  Questi ultimi sono, per la maggior parte, ufficialmente uniti alla Chiesa Battista.

In occasione della 10^ Conferenza Mennonita Mondiale a Wichita negli Stati Uniti nel 1978 e per la prima volta, dei delegati russi sono stati autorizzati a partecipare alla conferenza che i Mennoniti organizzano sul piano mondiale ogni 6 anni.

 

In Asia

E’ in Indonesia che si trova il gruppo più importante.

Fu il primo campo missionario dei Mennoniti europei.  Il lavoro fu iniziato dai Mennoniti Olandesi con il sostegno delle assemblee russe.  Dapprima ha progredito molto lentamente, poi improvvisamente lo Spirito di Dio ha dato una gioia nuova e un grande entusiasmo alla chiesa Mennonita indonesiana.

La fede si diffuse molto rapidamente in numerosi villaggi di Giava.

Nel 1976, c’erano circa 34.000 membri divisi in 50 assemblee.

La maggior parte sono giavanesi, ma c’è un gruppo di chiese i cui membri sono di origine cinese, anche se parlano il giavanese.

Migliaia di convertiti ricevono, in questo stesso momento, l’istruzione religiosa e le cifre che noi indichiamo sono senza dubbio già superate. ( le statistiche presentate in questo libretto risalgono al 1977:  n.d.t )

Il Signore benedice le assemblee con risposte straordinarie alle preghiere.

I doni dello Spirito rassomigliano a quelli descritti nel libro degli Atti degli Apostoli.

In India, i Mennoniti sono in numero di 32.000.  E’ soprattutto il risultato dello sforzo missionario della chiesa dei “Fratelli Mennoniti”.  Fra le tre giovani chiese d’Asia si trovano la chiesa del Giappone ( 2.000 membri ), quella di Taiwan (a Formosa, con 850 membri ) e quella del Vietnam con 150 membri.

Ci sono circa 500 Mennoniti dispersi attraverso l’Australia.

In tutta l’Asia si contano 72.500 Mennoniti.

 

In Africa

Anche lì l’esistenza dei Mennoniti è il risultato del lavoro missionario, soprattutto americano.

Ci sono più di 60.000 membri nello Zaire e più di 1.000 in Tanzania.  La Nigeria conta più di 3.700 membri.  Lo Zimbawe ( Rodesia ) più di 3.000, lo Zambia più di 2.000, l’Etiopia 2.000 e il Ghana più  di 600.

Il totale dei membri battezzati era, nel 1976, più di 83.000 persone.

Nel 1978, il presidente della Conferenza Mennonita Mondiale era Million Belate, un etiope che viveva in Kenia a Nairobi.

Questo testimone ardente di Gesù Cristo e del Suo Vangelo è stato a lungo attivo nell’opera della Società Biblica in Africa.

 

In America Latina

I tre quarti circa dei Mennoniti dell’America latina sono degli immigrati o discendenti di immigrati.  Gli altri rappresentano il risultato degli sforzi missionari compiuti soprattutto nel 20° secolo.

Il Messico conta circa 13.000 Mennoniti, il Paraguay 9.000, il Brasile 3.000, l’Uruguay 750 circa, l’Argentina 1.000.

Numerosi Paesi contano ancora meno d’un migliaio di Mennoniti: la Colombia, il Costa Rica, la Repubblica Dominicana, Giamaica, Il Nicaragua, il Panama e Portorico.

In totale si contano circa 45.000 Mennoniti in America latina.

 

 

STATISTICHE  AGGIORNATE  AL 1990

Tratte dall’annuario mondiale delle Chiese Mennonite e dei Fratelli in Cristo

 

AFRICA                        176.500

ASIA/AUSTRALIA              147.600

CARAIBI

AMERICA  CENTRALE

SUD  AMERICA                      83.400

EUROPA                         68.600

NORD  AMERICA                380.500

          TOTALE              856.600

 

Non ci sono statistiche ufficiali rilevate durante l’ultima conferenza mondiale del 1996, ma le stime la classificano intorno al milione di membri.

 

 

Capitolo  Settimo

GUARDANDO

AL  FUTURO

 

La famiglia Mennonita Mondiale conta più di 600.000 membri battezzati, ( più di 1.000.000 secondo le statistiche dell’Annuario della Conferenza Mondiale Mennonita del 1996  n.d.t ) ivi compresi gli Amish e gli Utteriti.

Circa 310.000 vivono nell’America del Nord (93.000 in Canada e 217.000 negli Stati Uniti ) e costituiscono il gruppo più importante numericamente, ma la crescita più rapida si registra in Africa e in Indonesia.

L’avvenire della Chiesa Mennonita è nelle mani di queste assemblee giovani ed in piena crescita.

Il dovere che devono compiere queste giovani chiese sarà di mantenere un solido ministerio d’insegnamento per stabilire fermamente i nuovi credenti nell’insegnamento di Gesù Cristo, come fu vigorosamente proclamato dagli Anabattisti.

Ma dei pericoli aspettano al varco anche queste giovani chiese: per esempio, legarsi ai segni esteriori della visione originale, permettendo al formalismo, perfino al legalismo, di scolorire il movimento.  Se ciò dovesse accadere, il movimento sarebbe in grande pericolo di ripiegarsi su se stesso e di morire per sclerosi.

 

Cristo offre una speranza

 

Quando la chiesa cammina in avanti sotto l’autorità del suo Signore, sia che si tratti di una chiesa giovane o di una chiesa antica che proclama la buona novella, Cristo conduce i suoi discepoli ad una comprensione sempre più fedele delle Scritture.  Riempiendoli di continuo del suo amore, Egli li guida per l’edificazione del Suo regno. Questo regno mondiale è costruito sulle fondamenta dell’incarnazione di Cristo, del suo insegnamento, della sua morte redentrice, della sua resurrezione e della sua ascesa alla destra di Dio.

Da questa posizione di autorità, Egli ha sparso il suo Spirito sulla chiesa primitiva il giorno della Pentecoste e continua a farlo.

La Chiesa deve seguire sempre la sua guida, il Gesù Cristo della storia, che mostra il cammino da seguire per mezzo del suo Spirito.

Allora la Chiesa è capace di riconoscere e di respingere i falsi insegnamenti, di percepire e seguire la verità, di comunicare la Buona Novella con la potenza della Pentecoste.

Dovunque ciò ha luogo, i peccatori sono convinti di peccato e si convertono, persone sono rinnovate e vite trasformate.

In breve, occorre che la Chiesa faccia di Gesù Cristo, al tempo stesso, il suo Salvatore e Signore.  Allora c’è una speranza per essa.

Credenti ripieni di Spirito sono pronti a fare parte di una chiesa che soffre, d’un regno fondato sull’amore di Dio e la sua giustizia.  Questa chiesa è una comunità d’amore, di gioia e di pace nello Spirito.  I membri di questa chiesa celebrano gioiosamente l’inizio della loro vita nuova attraverso il battesimo in acqua.  Essi sono pronti a sopportare il male da parte degli altri, ma non vogliono fare male a nessuno.  Parlano un linguaggio nuovo, quello dell’amore di Dio.  Pretendono di non possedere niente sulla terra, ma sono pronti a dividere ciò che hanno per l’estensione e l’edificazione della Chiesa di Gesù Cristo.

Il battesimo dei credenti, la non-resistenza e la priorità data la regno di Cristo non sono degli ideali o dei freddi concetti intellettuali.  Fanno parte al contrario dell’incontro personale  e del cammino con Gesù Cristo.

Egli ci ha mostrato quale strada prendere per raggiungere il Regno.

Non si raggiunge questo regno di gloria se non per mezzo del cammino della croce.

E’ là l’essenza della visione anabattista - mennonita, di cui noi siamo i portatori intorno al mondo.

J. C. Wenger

Tradotto in Italiano dall’edizione Francese di Pierre Widmer, da       Di Girolamo Salvatore

 

CONCLUSIONE

Tocca ora al lettore giudicare.

Avrà stimato il primo capitolo veramente troppo elementare per trattenere la sua attenzione?

Voglia l’universitario o il teologo ricordare che tutti non hanno la sua conoscenza; questo libretto è scritto giustamente per coloro che non l’hanno.

Ma l’opera più semplice può avere anche qualcosa da dire al più sapiente e noi speriamo che questo sia il caso di quello, fin dalle prime pagine.

In effetti, questa breve analisi di ciò che è accaduto durante i primi secoli della storia della chiesa è utile; essa permette di comprendere il seguito, l’immenso bisogno di cambiamento nel culto e nei costumi, per ritrovare un cristianesimo conforme a quello dell’inizio.  Altri di noi cercheranno forse un cavillo sul capitolo secondo: “La riforma”, troppo superficiale rispetto al loro livello.

Noi diamo loro ragione, certamente!

Come riassumere in maniera soddisfacente un tal movimento, da Valdo, Wyclif e Hus a Giovanni Calvino, passante per Lutero - il grande Riformatore -, Zwingli, Lefèvre d’Etaples, Bucero e coloro che neppure menzioniamo?

E pur tuttavia, questa breve esposizione permette di situare nel suo contesto “la nascita di una chiesa Libera: il movimento anabattista pacifico” del XVI secolo ( cap. III ).

Qui noi siamo nel cuore del soggetto e senza dispiegare l’apparecchio scientifico che s’imporrebbe in una grossa opera, l’autore, John Wenger, Dr. in teologia, si è limitato a dire l’essenziale per illuminare il lettore sulle ”Origini del Movimento Anabattista” che ha dato luce per mezzo del seguito alle chiese mennonite e, di rimbalzo, a tutte le chiese libere, indipendenti dallo Stato, nei tempi moderni.

Noi siamo dunque sicuri che i capitoli  IV,  V,  e VI hanno molto da insegnare ad un gran numero di lettori, poco informati fino a questo punto, ma anche su che cosa fare riflettere utilmente coloro che sanno e credono di sapere.

Il passaggio dall’anabattismo biblico e pacifico dei “fratelli svizzeri” all’anabattismo olandese dopo Menno Simons in seguito agli avvenimenti della guerra dei contadini e dell’assedio di Mùnster, è chiaramente dipinto, anche succintamente, e mostra un po’ da dove è nata la confusione mantenuta lungo i secoli concernente “gli Anabattisti”.

Pierre Sommer ha proprio ragione di scrivere nella sua “Introduzione”:   “Come tutte le rivoluzioni, questa rivoluzione religiosa ha conosciuto parecchie tendenze, dalle moderate alle più estremiste”.

Noi crediamo che il lettore di buona fede riconoscerà alla fine di questa piccola opera, modesta per il numero di pagine, importante per il contenuto, che le Chiese Anabattiste Mennonite hanno certamente il loro posto in seno alle chiese cristiane autentiche.

Esse sono anche state pioniere e per noi era piacevole sentire a Strasburgo, nel maggio 1980, al Congresso della Federazione delle Chiese Evangeliche Battiste, il pastore Jean Vincent, Dr. in teologia anche lui, esporre in una conferenza pubblica: Origine e attualità delle posizioni anabattiste”.

Non c’è dubbio che, a parte la loro propria esistenza e le opere cristiane che compiono “nel nome di Cristo” attraverso il mondo, i Mennoniti hanno ancora da giocare un ruolo di levito fra coloro che invocano il Nome del Signore Gesù.

Possano essi, come ogni cristiano degno di questo nome, non vantarsi che della croce di Gesù Cristo e vivere come nuove creature, secondo le parole dell’apostolo Paolo ai Galati ( 6:14-15 ). “ Ma quanto a me, non sia mai che io mi glori d’altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo, mediante il quale il mondo, per me è stato crocifisso, e io sono stato crocifisso per il mondo.  Poiché tanto la circoncisione che l’incirconcisione  non sono nulla; quel che importa è l’essere una nuova creatura”. 

Possano ancora le loro comunità così diverse come esempio e segno di speranza per tutti gli uomini che aspirano ad una reale fraternità in una società nuova, espandersi, nell’attesa del Regno di Dio!

E voglia ancora il Signore Gesù, per mezzo di esse, attirane molti a Lui!

         

 

Pierre Widmer

Montbèliard, 24 Giugno 1980

 

BIBLIOGRAFIA

 

Cairns Earle E.,  Cristianesimo Attraverso I Secoli,

          Napoli, Edizioni Centro Biblico, 1970.

 

Estep William R.,  La Verità E’ Immortale,

          Roma, Casa Editrice Battista, 1971.

 

Gastaldi Ugo, Storia dell’Anabattismo, Vol. I,

dalle Origini a Munster,

Torino, Claudiana, 1972.

 

Gastaldi Ugo, Storia dell’Anabattismo, Vol. II,

          da Munster ai nostri giorni,

          Torino, Claudiana, 1981.

 

Della serie:    Fede Mennonita

•         Cosa Credono i Mennoniti,  J.C.Wenger.

•         Ci sono alcuni che vi turbano,  Pierre Widmer

•         Chi sono i Mennoniti,  J.C.Wenger